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Confindustria Cuneo, le imprese guardano al 2021 senza farsi illusioni, ma decise a non mollare

I dati dell’indagine previsionale del Centro studi di Confindustria Cuneo restano negativi, con un miglioramento rispetto a settembre

Il “sentiment” degli imprenditori della Granda è influenzato, e non può essere altrimenti, dal panorama complessivo, nazionale e internazionale, disegnato dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria, oggi ancora priva di certezze. Così si spiegano i dati emersi dall’indagine di previsione per la provincia relativa al primo trimestre 2021 realizzata dal Centro studi di Confindustria Cuneo.

Il quadro è stato tracciato durante la conferenza stampa tenuta dal presidente e dal direttore dell’associazione datoriale, Mauro Gola e Giuliana Cirio, affiancati da Elena Angaramo, responsabile del Centro studi.

Un focus particolare è stato dedicato al tema “Indebitamento e pandemia: un binomio rischioso”, per approfondire soprattutto la situazione delle Pmi che hanno usufruito di prestiti emergenziali. Le prolungate restrizioni anti Covid-19 hanno avuto come effetto potenzialmente dirompente la drastica riduzione del cash flow (ricavi meno costi operativi correnti), unita alla crescita del 7,4% del credito bancario alle imprese in seguito ai prestiti emergenziali con garanzie pubbliche, arrivati a circa 146 miliardi di euro. I numeri chiariscono il concetto: l’anno scorso il comparto manifatturiero italiano ha subìto un profondo calo di fatturato (stimato a -144 miliardi di euro, -14,5% sul 2019) e la diminuzione delle vendite è stata accompagnata da una flessione, meno marcata, degli acquisti di beni e servizi e del costo del personale. Si stima che il cash flow sia caduto dagli 81 miliardi di euro nel 2019 a -4 miliardi nel 2020.

Prima del Covid il debito poteva essere ripagato in modo ragionevolmente rapido dalle imprese dell’industria. Nel 2020, per il massiccio ricorso a prestiti bancari “emergenziali” dovuto alla crisi e per il fortissimo assottigliarsi del cash flow generato dall’industria, il peso del debito è cresciuto in misura marcata in molti settori, di pari passo con l’onere per interessi. Il risultato è che, in presenza di un cash flow in ripresa assai moderata qual è quella preventivata per l’anno in corso, molte aziende, soprattutto se medie e piccole, avranno serie difficoltà a ripagare i debiti.

Di qui l’appello del presidente di Confindustria Cuneo alle autorità competenti, affinché venga accolta la richiesta di prorogare i sei anni oggi previsti per la restituzione dei prestiti emergenziali.

Mauro Gola ha sottolineato come l’associazione, anche e soprattutto a livello nazionale, accentuerà la vicinanza dal punto di vista “politico” alle Pmi che avessero a che fare con queste problematiche, mentre per quanto riguarda gli aspetti tecnici e normativi è a disposizione la grande competenza dei funzionari della territoriale cuneese, già dispiegatasi nell’àmbito della Task force costituita un anno fa per far fronte all’impatto del Coronavirus sul mondo imprenditoriale locale.

Quest’ultimo, hanno sottolineato tanto Gola quanto Cirio, nell’auspicare la fine del blocco dei licenziamenti e il ritorno alle regole di mercato regolatrici del rapporto fra domanda e offerta di lavoro, oltre ad aver dato in questi mesi un importante contributo alla tenuta sociale, non ha intenzione di liberarsi in modo massiccio delle proprie risorse lavorative, sulle quale basa, invece, la propria indubbia capacità di resistere ai venti di crisi.

In uno scenario globale nel quale la seconda ondata dell’epidemia ha rallentato le previsioni sul recupero dell’economia mondiale, salvo che per la Cina, tornata quasi alla normalità, mentre il recupero del Pil italiano è posticipato (una vera ripresa si potrebbe avere solo da metà 2021, se la vaccinazione abbatterà l’emergenza sanitaria e farà ripartire i consumi), anche a livello regionale, in base all’indagine realizzata a dicembre dalle territoriali piemontesi del Sistema Confindustria, si confermano grande incertezza e cautela, con le imprese che ipotizzano un’evoluzione non molto diversa da quella resa nota a settembre.

Si registra, però, un sensibile scostamento fra manifattura e servizi: per la prima, gli indicatori in alcuni casi sono addirittura più favorevoli, sebbene orientati al pessimismo, di quelli di tre mesi prima, mentre per i secondi la fiducia peggiora in modo significativo.

Come anticipato, anche tra le oltre trecento imprese associate a Confindustria Cuneo che hanno preso parte all’indagine di previsione per il primo trimestre 2021 il sentiment resta orientato al pessimismo sebbene, rispetto a tre mesi fa, quasi tutti gli indicatori di previsione e a consuntivo recuperino qualche punto percentuale, grazie in particolare alle attese dell’industria manifatturiera.

In questo comparto scende, infatti, dal 27,6% al 22,3% la quota di imprese che prospetta una riduzione della produzione, contro il 12,1% che ne indica l’aumento (erano l’11,5% a settembre). Il saldo, pur restando negativo, recupera quasi 6 punti (da -16,1% a -10,2%). Riacquistano qualche punto percentuale anche gli ordini totali e gli ordini dall’estero, pur mantenendosi su saldi negativi (rispettivamente, da -17,1% a -14,6% e da -19,6% a -13,3%). Nel contempo cala di 7 punti la quota di aziende che segnala ritardi negli incassi (da 37,7% a 30,7%) e scendono di due giorni i tempi medi di pagamento a livello generale e di quattro giorni in caso di rapporti con la Pubblica Amministrazione. Risale di 4,4 punti la quota di aziende interessate dal ricorso alla cassa integrazione guadagni (da 28,6% a 33%).

Si assiste a un miglioramento delle previsioni in quasi tutti i settori i produttivi.

I servizi, che tre mesi prima avevano mostrato un forte recupero delle aspettative dopo due trimestri di difficoltà, sembrano di nuovo subire in modo consistente le incertezze del quadro congiunturale.

Il saldo sui livelli di attività torna in campo negativo (da +1,1% a -6,9%) e peggiorano le attese sugli ordini totali (da zero a -5%), mentre sale di qualche punto sia la quota di aziende che intende ricorrere alla cassa integrazione (da 20,2% a 22,2%) sia quella delle imprese che segnalano ritardi negli incassi (da 31,8% a 35%). Sono in controtendenza soltanto le attese sull’occupazione, che passano da -2,2% a +6,9%.

Nell’àmbito dei servizi soffrono, soprattutto, trasporti e logistica e commercio e turismo.