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Chiara Gribaudo contro l’assenza di donne democratiche nella nuova squadra di Governo

L’onorevole del PD, da sempre in prima fila nelle lotte per la parità di genere sul lavoro e in politica, si dichiara delusa per le scelte attuate nella composizione dei Ministri. “L'assenza di donne democratiche e una minoranza di donne al governo impedisce nei fatti alle donne di sentirsi pari anche nella vita quotidiana”.

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L’onorevole cuneese Chiara Gribaudo, attraverso un lungo post su Facebook, si è dichiarata rammaricata dalle scelte attuate nella delicata fase di composizione della squadra dei ministri del nuovo Governo Draghi in tema di parità di genere. Un problema che in politica è evidente e accentuato, ma che imperversa in modo inquietante anche nella vita quotidiana di migliaia di donne in ogni settore. Ecco le sue parole.

Dopo ieri sera (ha pubblicato questo post nella serata di ieri ndr), insieme a migliaia di altre donne provo delusione, stanchezza e rabbia.

Le donne nella pandemia sono la maggioranza dei nuovi disoccupati, la maggioranza dei contagiati sul luogo di lavoro. La crisi da Covid sta scavando ulteriormente l’abisso della disuguaglianza di genere. E per combattere le disparità sul lavoro, in famiglia e in politica migliaia di donne e tante associazioni si sono mobilitate in questi mesi, proponendo azioni concrete. Evidentemente il Partito Democratico non ha capito granché delle cose dette e di quanto grave sia la situazione.

Abbiamo fatto iniziative, creato una Conferenza nazionale, è stato scritto addirittura un Women New Deal, ma il “patto” sembra essere sempre lo stesso: quello per cui le donne, quando si parla di rappresentanza e potere politico, devono farsi da parte. L’assenza di donne democratiche e una minoranza di donne al governo impedisce nei fatti alle donne di sentirsi pari anche nella vita quotidiana; e soprattutto impedisce alle donne anche solo di immaginare di poter raggiungere ruoli di guida e di responsabilità.

Non è un errore o una spiacevole coincidenza. È un sistema fatto di recinti tematici e incarichi di copertina per tingersi un po’ di rosa. Se una discussione interna al Pd si avvicina, per quanto mi riguarda la parità tra generi è il primo punto all’ordine del giorno. E dovremo pretenderla noi donne, senza paura di etichette o di essere “scomode”. Le giustificazioni, le promesse vuote e gli equilibrismi, quelli che abbiamo letto ieri come quelli della scrittura del recovery fund, non bastano più.

Voglio contribuire a costruire un PD che sia conseguente alle sue parole, alle sue regole, ai suoi valori e al lavoro di tutte noi. I maestri della realpolitik proveranno a sminuire questa indignazione, che va oltre le donne e coinvolge un’intera comunità, provando a farla passare per una cosa passeggera. Mi spiace: la disparità di genere non è passeggera e la nostra battaglia per vincerla è appena cominciata”.

 

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