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Parla il barista di Cuneo sanzionato: “30 giorni di chiusura perché sono un pericolo per l’ordine pubblico? Io voglio solo lavorare” foto

Fabrice Tribbioli, titolare del bar "Fuera", per fare fronte alle spese legali e ai costi dei ricorsi ha aperto una raccolta fondi online su Gofundme. "Sono disperato, ho i debiti da pagare, quello che avevo l'ho investito per aprire il mio locale"

Ha deciso di rompere il silenzio Fabrice Tribbioli, un barista “disobbiedente civile” in stato di necessità, che nei giorni scorsi ha aderito alla protesta #ioapro, alzando la serranda del suo locale a Cuneo, venerdì 15 e sabato 16 gennaio.

Il questore di Cuneo, Nicola Alfredo Parisi, rilevando gravi problemi di ordine pubblico, ha chiuso l’attività per 30 giorni, applicando l’articolo 100 del T.U.L.P.S.

Oltre al danno dei 2mila euro di sanzioni comminati dalla polizia municipale nelle due sere di apertura, anche la beffa: se il Piemonte dovesse diventare zona gialla, l’imprenditore cuneese non potrebbe aprire fino al 19 febbraio 2020.

“Quando le forze dell’ordine sono intervenute, all’interno del locale rispettavamo tutte le norme anti Covid – spiega Fabrice Tribbioli –. Prendevamo la temperatura corporea, registravamo gli avventori, mantenevamo il distanziamento, il servizio era rigorosamente solo al tavolo. Basti pensare che venerdì hanno rilevato la presenza di quattro persone, e sabato dieci persone, in linea con le normative vigenti. Andate a vedere la mattina presto quanta gente c’è sui mezzi pubblici di Cuneo”.

“Io ho aperto, perché non sono in grado di andare a rubare – continua il barista cuneese –. Mi sono indebitato per l’apertura di questa attività, per metterla a norma, per poter aprire in piena sicurezza. Ho l’affitto del locale da pagare, e anche quello della casa dove vivo, ho le rate del prestito bancario, le utenze, non so come fare. Ho colto l’occasione dell’iniziativa a livello nazionale per aprire, contro l’ingiustizia che mi ha colpito. Ho sempre rispettato le leggi, ma oggi è questione di sopravvivenza. Avendo aperto da poco, non ho potuto dimostrare il calo del fatturato e non ho potuto contare sugli aiuti di stato”.

“Io non sono un negazionista, non sono un pazzo irresponsabile, ho paura del Covid, ma dobbiamo imparare a conviverci, se non vogliamo finire in mezzo ad una strada – ha concluso Tribbioli –. Dopo la notifica dell’ordinanza del questore, devo dire la verità, ho avuto brutti pensieri, volevo mollare tutto, non avevo più voglia di andare avanti. Poi ho ricevuto una grande solidarietà, non dai miei colleghi di Cuneo purtroppo, ma dalla gente comune, che sostengono le mie ragioni, e mi hanno espresso anche una tangibile vicinanza e non solo a parole. Sono stato raggiunto dalla telefonata dell’onorevole Marco Osnato, che mi ha comunicato di aver aperto una causa collettiva per danni nei confronti del Governo e mi ha espresso la solidarietà di tutti i parlamentari di Fratelli d’Italia; il consigliere comunale Beppe Lauria mi ha contattato esprimendo solidarietà per come sono stato trattato dalle istituzioni cittadine, e mi ha fatto visita, portandomi il suo sostegno. Tutto questo affetto e questa comprensione, il sostegno della mia famiglia e degli amici di sempre, mi hanno fatto decidere di andare avanti e ho preso la decisione di impugnare tutti i provvedimenti e le sanzioni. Perché non sono un delinquente o una cattiva persona, alla fine chiedo solo di poter vivere del mio lavoro.

Per fare fronte alle spese legali e ai costi dei ricorsi Fabrice Tribbioli ha aperto una raccolta fondi online su Gofundme .