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Paolo Bongioanni scrive ai prefetti piemontesi: “Sia consentito ai lavoratori dei cantieri montani di pranzare al chiuso e al caldo”

Il capogruppo in Consiglio regionale di Fratelli d'Italia aggiunge: "Nelle zone montane si registrano temperature più rigide ed essere costretti a consumare il pasto all'esterno può comportare seri rischi per la salute dei lavoratori"

Paolo Bongioanni, consigliere regionale del Piemonte, si è reso in queste ore portavoce di un’istanza proveniente da tutti i lavoratori impiegati nelle aree montane, con particolare riferimento ai numerosi cantieri mobili; più dettagliatamente, il capogruppo di Fratelli d’Italia ha indirizzato una lettera ai prefetti di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Torino e del VCO per richiedere l’autorizzazione all’accesso, per questa categoria di persone, ai servizi di ristorazione offerti nei Comuni di montagna, in deroga alla sola opzione dell’asporto, permettendo quindi loro di consumare il pasto seduti all’interno di locali al chiuso e riscaldati.

Una richiesta che trova la sua genesi nell’esigenza, manifestata a più riprese dai soggetti interessati, di pranzare o cenare fuori casa, poiché il lavoro li porta a trascorrere giornate intere lontano dalle loro abitazioni.

“Nel caso di lavori gravosi, come generalmente quelli esercitati dagli operai – ha asserito il consigliere regionale Bongioanni –, è richiesto un fabbisogno calorico adeguato e non è pensabile che basti un semplice spuntino come nutrimento per tutta la giornata. Inoltre, nelle zone montane si registrano temperature più rigide ed essere costretti a pranzare all’esterno può comportare seri rischi per la salute dei lavoratori.

“Nondimeno – prosegue la nota – è d’uopo rilevare come i Comuni montani abbiano una popolazione inferiore alle 5mila unità e, dunque, non siano in alcun modo equiparabili alle aree metropolitane, dove i rischi di assembramento sono decisamente maggiori; peraltro, lo Statuto regionale e anche la Costituzione riconoscono la specificità dei luoghi montani, per cui non possono essere trattati come se fossero città urbane”.

Una situazione che Bongioanni ha commentato così: I pranzi o le cene di lavoro non possono essere equiparati a un’occasione di assembramento sociale, ma sono legati alla vita lavorativa e rappresentano una necessità. Giova altresì ricordare che nei Comuni montani non ci sono zone con evidenti focolai attivi di Coronavirus e il numero di contagi e il rapporto positivi/tamponi risulta molto più basso rispetto alle aree urbane”.