In Piemonte il 19% dei pazienti positivi al Coronavirus è ricoverato: è il dato più alto d’Italia

ANAAO Assomed Piemonte si interroga sulle ragioni alla base di questa statistica: esiste una variante Covid regionale più aggressiva o ci sono stati problemi nel tracing?

In Piemonte nelle ultime settimane i casi positivi al Coronavirus si sono ridotti, ma il numero dei ricoveri non segue lo stesso trend: il 19% dei pazienti attualmente positivi al virus risulta infatti ricoverato, dato più alto di tutta Italia.

Lo fa notare ANAAO Assomed Piemonte, attraverso una nota stampa nella quale viene passata al setaccio la situazione epidemiologica sul territorio della nostra regione. “In particolare – scrivono dal sodalizio – balza sempre più all’occhio un andamento peculiare dei contagi in Piemonte: alla data di lunedì 11 gennaio la percentuale dei positivi al Covid che si trova ricoverata in reparti di Medicina o Rianimazione è superiore al 19% del totale dei positivi (2.705 ricoverati in Medicina e 177 in Rianimazione su 14.985 positivi al tampone molecolare, secondo i dati della Protezione Civile, pari a una percentuale di ricoverati del 19,2% contro una media nazionale del 4,5%). Tradotto, quasi un soggetto attualmente positivo su 5 in Piemonte è ricoverato, contro una media che non arriva a 1 su 20 in Italia“.

Anche andando a considerare i dati diffusi dalla Regione, che includono anche i positivi dopo tampone rapido, la situazione non migliora di molto (2.882 ricoverati su un totale di 16.567 positivi, pari al 17,4%).

Troppi ricoveri in Piemonte? “Non sembrerebbe questo il problema – prosegue la nota –. Il dato così discrepante dalle altre regioni, con l’eccezione di Liguria e Valle d’Aosta che si attestano su percentuali comunque inferiori al 15%, merita un approfondimento, perché ricorda la situazione di marzo, quando tutte le regioni, per carenza di tamponi e reagenti, presentavano dati analoghi con un’abnorme percentuale di ricoverati rispetto ai contagi totali dovuta alla sottostima del numero di contagiati asintomatici sul territorio. Una volta tuttavia potenziata la capacità di tracciamento tramite tamponi, tutte le regioni hanno visto riequilibrarsi la suddetta percentuale su valori più sovrapponibili ai dati di letteratura e lo stesso Piemonte nei mesi di ottobre e novembre aveva una percentuale di ricoverati inferiore al 10%.

Però, “dal mese di dicembre si è assistito a una drastica riduzione dei positivi in isolamento domiciliare (e quindi del totale degli attuali positivi) che non ha paragoni con le altre regioni e con il dato nazionale, fino ad arrivare alle percentuali di gennaio. Lo stesso andamento non hanno purtroppo avuto né i ricoveri in reparto di Medicina, né i ricoveri in RIA né i decessi, decisamente più in linea con le regioni del centro Nord. Il crollo del totale dei positivi, non accompagnato da analogo crollo nei ricoveri, ha determinato un’impennata del dato della percentuale dei ricoverati”.

Fatte le dovute considerazioni, “sembrano esserci solo due ipotesi per spiegare questo bizzarro andamento: o in Piemonte esiste, da dicembre, una variante decisamente meno contagiosa ma nettamente più aggressiva (tale cioè da determinare molti meno contagi, ma portare al ricovero oltre il 19% dei contagiati) o ci siamo persi migliaia di contagiati asintomatici o paucisintomatici che non sono stati sottoposti a tampone, né molecolare né antigenico, al contrario del resto d’Italia. Tanto per fare un semplice calcolo, con i 2.882 ricoverati attuali dovremmo avere circa 55mila totali positivi per riportare la media intorno al 5% (l’Emilia-Romagna è al 4,9%, il Lazio al 4%, il Veneto al 3,3%) e invece ne abbiamo solo 14.985 (o 16.567 se calcoliamo anche i rapidi). Dove sono quei quasi 40mila che mancherebbero all’appello, probabilmente positivi, ma mai testati?”.