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Festival di Sanremo sì o no? Il punto di vista di Sergio Berardo dei Lou Dalfin

La pensa così il front man del gruppo occitano sul festival della canzone italiana

Tanti in questi giorni si stanno interrogando su Festival di Sanremo sì o no. Sergio Berardo, frontman dei Lou Dalfin oggi ha scritto un post in merito alla vicenda.

““Ho smesso di apprezzare il festival di Sanremo quando ho iniziato ad amare la musica. Avevo una dozzina d’anni e mi disturbava profondamente non ritrovare in quel contenitore, di cui tutti fruivano, la schiera dei miei beniamini preadolescenziali, da Liszt a De Andrè, passando per Jimi Hendrix e i Cantori della Piola. Iniziavo ad avere ben chiaro che quanto avveniva all’ombra delle palme, nella città dei fiori, non fosse nient’altro che un’enorme provincialata kitsch in cui canzoni a brevissima deperibilità servivano da pretesto per uno sterminato corollario di pettegolezzi, polemiche e cortigianerie assortite. Un chiacchiericcio vacuo che già allora provocava in me stati d’animo dall’imbarazzo allo sgomento. Ho imparato ben presto a guardare altrove, e quando Bodon mi ha insegnato che la libertà sta sulla Talvera, sul margine, sono stato ben felice di soggiornarvi, suonando la mia ghironda e cantando in occitano, incurante di tutta la spazzatura trasportata dall’inquinato fiume main stream o naz/pop che dir si voglia. Si sta bene, sulla Talvera, quasi vivendo nascosti, come raccomandava Epicuro.
Quando però, nei giorni scorsi, ho sentito pretendere dagli organizzatori/conduttori del suddetto festival una deroga alle norme sanitarie anticovid per ammettere il pubblico all’edizione 2021, mi è venuta un gran voglia di spaccare tutto senza ignorare, guardando altrove, lo scorrere del Big Muddy. Come, abbiamo chiuso teatri, club, sale da concerti e un settore già allo stremo di suo, a causa del cronico analfabetismo musicale italiano, sta vivendo un momento catastrofico, migliaia di musicisti, tecnici e operatori vari hanno fatto enormi sacrifici per l’emergenza, ritrovandosi in uno stato di disperazione e voi pensate anche solo per un attimo di derogare riguardo a Sanremo? Ma non provate un minimo di vergogna nel concepire un’ingiustizia simile? Il vostro pensiero a una direzione riesce a guardare qualcos’altro che non sia il cortiletto pacchiano con i suoi nani da giardino imbellettati? E se, per un anno, si facesse a meno di Sanremo e della sua allegria a tutti i costi, saremmo tutti più infelici, o forse più poveri o irreparabilmente smarriti nel chiederci che cosa ci siamo persi? Oppure semplicemente cambieremo canale, apriremo un libro, imbracceremo uno strumento musicale, parleremo con un amico, stapperemo una buta. Ora torno sulla Talvera e di Sanremo, prometto, non parlo più.