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A Chiusa Pesio il Museo della Resistenza “per imporci, ieri come oggi, il dovere della memoria e del ricordo” foto

La presidentessa Maria Luisa De Caroli: "nella seconda guerra mondiale, come nella prima, morirono molti giovani delle nostre valli. Il loro sacrificio deve far capire ai giovani di oggi il grande valore della libertà e della democrazia, in nome delle quali quei ragazzi morirono"

Chiusa Pesio. Da quasi vent’anni alcune sale del secondo piano dell’ex Palazzo Comunale (ora adibito a Ufficio Turistico) nella centrale via Mazzini ospitano un “Museo della Resistenza”. Un vero e proprio “tempio della memoria” frutto di un lungo lavoro reso possibile da una certosina opera di reperimento del prezioso materiale oggi esposto. Un percorso che ha avuto ed ha lo straordinario e indiscutibile merito di avere avvicinato alle tematiche della Resistenza tanti giovani ragazzi chiusani che, talvolta ancor più emotivamente coinvolti dai racconti dei nonni partigiani, in alcune particolari circostanze hanno anche fatto da Cicerone ai visitatori.  Ne abbiamo parlato con la presidentessa, la professoressa Maria Luisa De Caroli.

Quando e come nacque l’idea di istituire e creare un luogo dedicato alla Resistenza a Chiusa Pesio?
L’idea di creare a Chiusa di Pesio un luogo dedicato alla Resistenza nacque nell’aprile 1994 quando alcuni partigiani delle Formazioni “R”, che operarono in Valle Pesio nella Banda, comandata dal capitano Piero Cosa, decisero di venire alla Scuola Media “T. Vallauri” per raccontare ai ragazzi, nel cinquantesimo anniversario, i momenti salienti di quella che viene chiamata “La battaglia di Pasqua”, svoltasi dal 7 al 12 aprile 1944, giorni in cui i Tedeschi iniziarono l’attacco alla Valle Pesio. L’incontro con i partigiani, tra i quali Piero Cosa e Dino Giacosa, fu particolarmente toccante e l’allora Preside Antonino Pecollo, che era anche Sindaco di Chiusa di Pesio, decise così di farsi portavoce di ulteriori iniziative. L’esposizione di due pannelli fotografici, che raccontavano momenti di vita partigiana, stimolò la curiosità di tutti.

Quale origine avevano questi pannelli? Dove vennero reperiti?
Questi pannelli, insieme a molti altri, facevano parte di una mostra partigiana allestita nel 1980 dall’Associazione “Ignazio Vian” alla Certosa di Pesio. Terminato il periodo di esposizione erano stati depositati negli scantinati del Parco della Valle Pesio. Ritrovati tutti i pannelli, essi furono portati nel seminterrato della Scuola “T. Vallauri” e, in un crescendo di interesse, di stimoli e di partecipazione da parte di alunni, partigiani ed insegnanti, fu allestita la prima mostra fotografica sulle Formazioni “R” (Rinnovamento) che, per ragioni di sicurezza, venne poi spostata in alcune sale della Biblioteca Comunale.

Come e quando si arrivò però all’istituzione di un vero e proprio museo? Quali le tappe?
In quegli anni, il Sindaco Pecollo ottenne i finanziamenti per riqualificare in parte l’antico Palazzo Comunale, così quella costruzione di impianto quattrocentesco divenne la naturale collocazione di quel prezioso materiale che in quel luogo prenderà poi la forma di un vero e proprio museo. Nel 2000, gran parte del repertorio fotografico esposto nella mostra venne raccolto nel volume “Immagini di Resistenza. Storia, memoria, fotografia”, curato da Adolfo Mignemi, allora Presidente dell’Istituto Storico di Novara e uno dei massimi studiosi di iconografia resistenziale. Nel 2002 fu costituita l’Associazione “Resistenza sempre nel rinnovamento” con lo scopo di gestire, per conto del Comune, il Museo. Il Comune è ufficialmente proprietario dal 1992 del Cimitero Partigiano di Certosa di Pesio e del Museo della Resistenza. Il primo Presidente dell’Associazione fu Antonino Pecollo, rimasto in carica fino al 2017, anno della sua morte. Terminati i lavori all’ultimo piano del Palazzo Comunale, quelle immagini, che si riferiscono alle vicende partigiane nelle Valli Josina, Pesio, Ellero, Maudagna e Corsaglia, furono poste su nuovi pannelli per allestire le diverse sale del Museo. Nel 2003 il Museo denominato ‟I sentieri della memoria” fu inaugurato alla presenza di autorità civili e religiose.

Che cosa vi si trova al suo interno?
All’interno del Museo è possibile vedere esposte molte fotografie, la maggior parte scattate da don Giuseppe Bruno, giovane cappellano partigiano che aveva la passione per la fotografia; altre furono opera di sconosciuti fotografi d’occasione, non professionisti. Ogni immagine, in cui si documentano momenti di vita partigiana, spostamenti sulla neve, celebrazioni di riti e messe, recupero di paracaduti e materiale aviolanciato dagli Alleati, momenti di riposo tra un’azione e l’altra. Ogni immagine è accompagnata da annotazioni circa la sua provenienza, il contesto in cui è stata scattata, la data, l’autore. L’allestimento si snoda attraverso due percorsi principali: il percorso giallo che ha come titolo” Il Novecento: il secolo delle guerre” e il percorso rosso legato alla storia e alla documentazione locale. Tali percorsi sono illustrati da scenografie di forte impatto emotivo, da ingrandimenti di immagini fotografiche, da oggetti appartenuti ai protagonisti di quegli avvenimenti che ne hanno voluto far dono al Museo ed hanno una capacità di narrare a volte ineguagliabile, in grado di portare, chiunque li accosti, lontano da questo piccolo lembo di Piemonte al centro dello spirito che animò la lotta di Liberazione. Degni di nota sono senza dubbio l’altare da campo appartenuto a don Giuseppe Bruno, la pedalina con cui veniva stampato il periodico clandestino “Rinascita d’Italia” e soprattutto la macchina fotografica con cui don Bruno scattò tutte le foto in mostra al Museo. Il Museo è pure dotato di una biblioteca, di un archivio storico e di un’aula didattica. Alla ricerca di feconde suggestioni, inoltre, la visita alle sale è accompagnata da documenti sonori e filmati d’epoca.

Con soli 6 euro all’anno è possibile sostenere il Museo. Cifra simbolica e alla portata di tutti che però, per voi, ha grande importanza. Come vengono utilizzati i fondi?
Sì, 6 euro è una cifra simbolica, ma di grande valore morale per chi si iscrive all’Associazione. Il Comune, proprietario del Museo, copre tutte le spese di gestione mentre l’Associazione, con i proventi delle quote, copre le spese di segreteria, del tesseramento e, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo “T.Vallauri” di Chiusa di Pesio, ha istituito il premio “Antonino Pecollo” da consegnare all’alunno ritenuto, ad insindacabile giudizio della scuola, più meritevole. Un premio che viene consegnato ogni anno per ricordare un uomo che ha lasciato, nei suoi quarant’anni di vita pubblica, una profonda traccia del suo operato al Museo della Resistenza. In passato, con il contributo di enti e con un maggior numero di associati, è stato possibile fare alcune pubblicazioni di grande interesse storico.

A distanza di tanti anni quanto e perché è importante mantenere vivo il ricordo della Resistenza? Quale insegnamento è in grado di dare ancora oggi?
Se in un presente destoricizzato come il nostro si può comprendere la scarsa motivazione allo studio della Storia, soprattutto da parte dei giovani, è però indiscutibile che la storia contemporanea può fornire adeguati strumenti per interpretare e “dare senso” agli avvenimenti e ai processi storici anche del presente. Se poi la rappresentazione della storia è la costruzione di elementi intellettuali ed elementi emotivi (il riconoscersi del soggetto che studia la storia come attore dello stesso processo) il senso della storia, ieri come oggi, si acquisisce intrecciando la biografia soggettiva e la storia, l’identità individuale e il passato collettivo. Visitando il Museo si può notare che nella seconda guerra mondiale, come nella prima, morirono molti giovani delle nostre valli. E’ sufficiente questo per imporci, ieri come oggi, il dovere della memoria e del ricordo come obiettivo principale, capace di far capire ai giovani di oggi il grande valore della libertà, della democrazia, in nome della quale molti ragazzi sono morti. Visitando il Museo un monito ancora più importante si palesa e si pone all’attenzione dei giovani di oggi: ”Condannare la guerra, ogni guerra”, fornendo ai ragazzi strumenti necessari per trovare nel passato risposte adeguate a domande formulate a partire dal presente. Un Museo della Resistenza, il nostro Museo della Resistenza, oggi più che mai, ha il compito di mantenere viva la memoria delle pagine più drammatiche della storia del secolo scorso e di ciò che esse avevano rappresentano: il rifiuto della guerra e del fascismo, la lotta e la riconquista della libertà, la riscoperta della dignità collettiva che la cosiddetta “grande storia” aveva marginalizzato in misura crescente. Con queste consapevolezze, maturate in questi due decenni di lavoro, è possibile rispondere alla domanda: Che cosa significa nel 2021 avere un Museo di storia contemporanea, mettendo al centro l’esperienza della Resistenza.