“Sono stato anch’io bambino…”: la splendida dedica agli anziani di un’infermiera cebana del Covid hospital

Ines Carazzone ha scritto una poesia rivolta "a tutte le persone anziane assistite nelle case di riposo e nelle corsie d'ospedale. A tutti coloro che, giorno dopo giorno, le curano e le assistono"

Una poesia dedicata “a tutte le persone anziane assistite nelle case di riposo e nelle corsie d’ospedale” e “a tutti coloro che, giorno dopo giorno, le curano e le assistono”: è il regalo di Ines Carazzone, infermiera cebana del Covid hospital.

Un dono di Natale particolarmente apprezzato sul web, tanto che anche la pagina Facebook ufficiale dell’Asl Cn1 ha deciso di pubblicare lo scritto.

Lo riportiamo integralmente di seguito.

Sono stato, anch’io, bambino (di Ines Carazzone)

Sono stato, anch’io, un bambino,

in lacrime,

tra le braccia di mio padre.

Le ginocchia sbucciate,

la fronte segnata,

forte la paura di essere sgridato.

Sono stato, anch’io, un ragazzo,

impulsivo,

colmo di passione e di voglia di fare:

sognare, creare,

andare, tornare,

restare.

Sono stato, anch’io, un uomo,

responsabile, impegnato,

attento, preoccupato.

Sono invecchiato,

cosciente, triste,

rassegnato.

Sono, ora, un vecchio,

stanco, malato,

senza speranze,

senza futuro.

Sono solo,

in questo anonimo letto d’ospedale,

tra mura che non riconosco,

tra voci altisonanti,

tra volti stranieri e camici bianchi.

Sono sfatto,

non sono più io.

Sono lo scheletro dell’uomo che ero,

sono la candela che brucia sotto la fiamma della vita.

Sono consumato dalla vita,

dal lavoro, dai sogni ormai lontani, dal tempo che non ho.

Sono io,

con la mia storia, con la mia vita, col mio triste presente, con il mio fiero passato.

Sono io,

mentre mi guardi, mentre mi buchi, mentre mi imbocchi,

mentre mi lavi, mentre mi vesti.

Sono io,

sono un fiore appassito, sono un peso,

sono quel che speravo di non essere,

di non divenire mai.

Sono l’ombra di quel che ero,

ma sono, pur sempre, una Creatura di Dio.

Guardami,

come se fossi tuo padre,

come se fossi te stesso.

Ricordati,

che ho una storia, la mia storia.

Abbi cura di me,

come un padre fa con un figlio:

stringimi, fra le tue braccia;

proteggimi, dal dolore delle mie ferite;

dai voce alla voce che non ho più;

prendimi la mano e prendimi per mano;

accompagnami, sul sentiero, del mio ultimo cammino.