Piste da sci chiuse anche dopo il 6 gennaio? Il CTS “boccia” le Regioni: troppe carenze nel piano per la riapertura

Le contromisure da adottare sono numerose e il tempo a disposizione per farlo scarseggia: la stagione sciistica pare sempre più a rischio

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L’agognata stagione sciistica potrebbe non conoscere il proprio avvio neppure dopo l’Epifania. Piste chiuse anche a gennaio, dunque? L’ipotesi c’è, inutile negarlo. A rinforzarla sono le osservazioni che il Comitato Tecnico Scientifico ha effettuato in merito al piano per la riapertura degli impianti di risalita presentato dai governatori delle Regioni alpine.

A riferirlo è “Il Corriere della Sera”, che riporta anche alcuni passaggi chiave del verbale della riunione del CTS, fra cui il seguente: “Una parte rilevante dei mezzi di risalita nei comprensori sciistici (in particolare cabinovie e funivie) presenta caratteristiche strutturali e di carico tali da poter essere assimilata in tutto e per tutto ai mezzi utilizzati per il trasporto pubblico locale (autobus, filobus, tram e metropolitane), rappresentando pertanto un contesto a rischio di aggregazione medio-alto, con possibilità di rischio alto nelle ore di punta in base alla classificazione del livello di rischio di contagio da SARS-CoV-2.

E ancora: “Potrà essere ammessa un’occupazione al 100% delle seggiovie, con obbligo di indossare la mascherina chirurgica o di comunità e il divieto di abbassare la calotta antivento ove presente”. Tuttavia, qualora dovesse rendersi necessaria la chiusura della calotta (ad esempio per condizioni meteo avverse o temperature eccessivamente basse), dovrà necessariamente prevedersi la riduzione della capienza al 50% anche per le seggiovie, fermo restando l’obbligo di mantenere la mascherina durante tutto il trasporto”.

Inoltre, nelle cabinovie e nelle funivie va necessariamente operata la riduzione della capienza al 50%, a cui associare sempre l’uso obbligatorio della mascherina.

Capitolo skipass: “In merito al contingentamento delle presenze sui campi da sci mediante l’introduzione di un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili, si sottolinea la necessità di declinare criteri chiari per la definizione di tali tetti massimi che tengano conto non solo delle quote giornaliere, ma anche di quelle settimanali e stagionali.

Ad esempio, andrebbe previsto un sistema di prenotazione che possa consentire una gestione strutturata del numero di utenti che possono effettivamente accedere ai comprensori sciistici e ai relativi impianti di risalita in ogni singola giornata, anche attraverso il coordinamento non solo (come già previsto) con i rappresentanti di categoria e le autorità sanitarie competenti, ma anche con i rappresentanti delle strutture ricettive”.

Infine, il rischio assembramenti: “È necessario mettere a punto misure idonee a evitare assembramenti e a ridurre le occasioni di contatto in tutte le realtà in cui la verifica del titolo di viaggio nel corso dell’intera giornata non possa essere svolta con modalità contact-less, soprattutto nei prevedibili momenti di maggiore afflusso”.

Insomma, le contromisure da adottare sono numerose e il tempo a disposizione per farlo scarseggia…

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