“La scuola non ha innescato la seconda ondata Covid”: la conferma dell’Ecdc

Da più parti additato come il principale responsabile della recrudescenza pandemica, il ritorno in classe degli studenti in realtà "non è stato il motore dei contagi", spiegano dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie

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Il ritorno a scuola degli studenti non è stato il motore che ha innescato l’aumento dei casi di Coronavirus osservati in molti Stati membri dell’UE a partire dall’ottobre 2020: lo dichiara l’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che ha pubblicato un rapporto sul ruolo delle scuole e dei minori nella trasmissione dei contagi.

Una conferma che fa crollare improvvisamente le certezze di chi aveva additato la scuola come luogo poco sicuro e le lezioni in presenza come probabile vettore virologico. Anzi: secondo l’Ecdc, la chiusura delle scuole “è l’ultima risorsa da considerare, solo dopo avere messo in atto all’interno della comunità altre misure significative per contenere la diffusione, in quanto ha un impatto negativo sulla salute fisica e mentale”.

Nel report si illustra inoltre come, da quando sono state riaperte le scuole in autunno, 12 Paesi su 17 abbiano risposto al monitoraggio dell’Ecdc, segnalando focolai. La maggior parte di questi (1.185) ha riguardato le secondarie di secondo grado, poi elementari (739) e asili (283).

Tuttavia, secondo alcuni studi condotti in Italia e in Germania, se un bambino è contagiato da un adulto, è più probabile che ciò sia accaduto fra le mura domestiche e non a scuola, a contatto con compagni e docenti.

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