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Garessio e la storia del Beato Guglielmo Fenoglio da Borgoratto: morto 9 secoli fa e compatrono del paese

La biblioteca civica "Camillo Federici" ripercorre un'importante e poco conosciuta pagina di storia locale: quel miracolo della zampa di mula...

La biblioteca civica “Camillo Federici” di Garessio ha inteso celebrare quest’oggi, mediante la pubblicazione di un breve docufilm sulla sua pagina Facebook istituzionale, i nove secoli dalla morte del Beato Guglielmo Fenoglio da Borgoratto, venuto alla luce proprio nel Comune valtanarino.

Il 26 novembre scorso il Consiglio della biblioteca, in presenza dell’assessore alla Cultura, Paola Carrara, e – via Skype – di Giuliano Molineri, neodirettore dell’ente, ha definito alcuni progetti mirati alla valorizzazione del proprio patrimonio documentale e all’incremento della comunicazione – anche sui canali social, dal titolo Biblioteca News, – rivolte alla popolazione per la sempre miglior conoscenza culturale, storica e artistica del territorio.

Un primo intervento, appunto, è stato suggerito dalla ricorrenza, il 19 dicembre 2020, del nono centenario dalla morte del Beato. Nato a Garessio nel 1065 e mosso sin dall’età giovanile da una spiccata religiosità, Guglielmo Fenoglio partecipò ai lavori di costruzione dell’antico campanile dell’originaria chiesa di Santa Maria in Ripis al Borgo (ora monumento nazionale).

Intorno ai 20 anni si fece eremita a Torre e, quindi, entrò da laico nella Certosa che si era appena costituita in valle Casotto, si dice sotto l’impulso di san Brunone di Colonia, fondatore della prima Chartreuse sui monti del Delfinato. Le regole della nuova comunità furono approvate da papa Innocenzo II nel 1134.

Molti garessini e turisti sono convenuti nell’estate di quest’anno in Valcasotto alla riapertura della reggia, impianto che fu edificato sulle antiche strutture medioevali della Certosa fra il XVI e il XVII secolo, acquistato da Re Carlo Alberto nel 1837 e adattato alla stagione barocca con la facciata in pietra grigia (o verde) di Casotto su progetto dell’architetto di Casa Savoia, Bernardo Antonio Vittone.

La nuova disponibilità alle visite dell’area dopo i restauri condotti dalla Soprintendenza della Regione Piemonte e dopo l’assegnazione temporanea al Comune di Garessio della gestione, consente oggi di ripercorrere anche la vita e le gesta del Beato Guglielmo Fenoglio, che è stato il principale esponente dell’antico cenobio, designato patrono dei conversi dell’ordine certosino, beatificato da papa Pio IX il 19 marzo 1860 ed eretto a compatrono di Garessio.

Molto venerato in tutto il Monregalese, si contano 98 riproduzioni dei suoi miracoli e della sua immagine, tra cui 22 sculture e pitture nella Certosa di Pavia, nella chiesa del Brichetto a Morozzo, negli affreschi di Micco Spadaro nella Certosa di San Martino a Napoli e nel resto d’Europa (in Spagna, Portogallo, Inghilterra e Francia). Nell’arte il Beato è spesso raffigurato nell’atto di reggere una zampa di mula di cui, secondo la leggenda, si sarebbe servito per fugare l’assalto dei briganti, staccandola dall’animale e poi riattaccandola senza causargli dolore.

Il suo corpo, sepolto nella nuda terra nel prato antistante le celle e gli orticelli dei monaci, fu riesumato dopo secoli a furor di popolo per il culto dei miracoli perpetrati. La salma fu trovata incorrotta e riposta nella chiesa della Correria (nucleo originario della Certosa), a lui dedicata, in un’urna rischiarata da una lampada sempre accesa. A fine Settecento, prima dell’arrivo delle milizie napoleoniche, le spoglie di Guglielmo vennero nascoste dai monaci in un muro perimetrale della chiesa, ma non vennero più ritrovate.

La città di Garessio, onorata di aver dato i natali a questa figura nobilitata dalle sue gesta benefiche e per le doti di umiltà e obbedienza, eresse proprio a Borgoratto, a pochi passi dalla sua modesta casa natale appoggiata alla suggestiva chiesetta di Santa Lucia, un pilone votivo con affresco ancora oggi meta di devozione. Una circostanziata narrazione sulla vita del Beato, profusa di curiosi dettagli sulla natura dei suoi miracoli, redatta nel 1966 dal professor Renzo Amedeo, è consultabile nella biblioteca comunale a presso il palazzo civico.