Presentazione del libro: “Ultimi ghiacci, clima e ghiacciai nelle Alpi Marittime”

Il volume sarà presentato da Luca Mercalli e Daniele Cat Berro nella rassegna "Scrittorincittà”

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Dopo la mostra permanente inaugurata un anno fa al Centro visite Enel Green Power di Entracque, ora è nato anche il libro Ultimi ghiacci. Clima e ghiacciai nelle Alpi Marittime.
Il volume sarà presentato da Luca Mercalli che l’ha firmato con Daniele Cat Berro, sabato 14 novembre, alle ore 15, nella rassegna Scrittori in Città”, quest’anno in edizione streaming.

Per seguire la diretta clicca qui. L’appuntamento è gratuito.

Il prodotto editoriale – disponibile per il pubblico da gennaio 2021 – è un’iniziativa dell’Ente Aree Protette Alpi Marittime realizzata con il cofinanziamento del progetto Alcotra “CClimaTT” (2017-2020) dedicato allo studio dei cambiamenti climatici, dei loro impatti e delle modalità di adattamento nel territorio transfrontaliero tra Cuneese, Mercantour ed Ecrins. Hanno curato i contenuti della pubblicazione la Società Meteorologica Italiana e Arnica Progettazione Ambientale, in collaborazione con il personale dell’Ente.

Mancava finora un testo divulgativo, ma scientificamente rigoroso, dedicato al clima e ai piccoli ghiacciai di queste montagne di cerniera tra Mediterraneo ed Europa continentale, analizzati in dettaglio anche in relazione al territorio, al popolamento umano, alla biodiversità e ai cambiamenti in corso per effetto delle attività antropiche.

Così queste quattrocento pagine ripercorrono un clima locale che riserva peculiari sfumature. Inverni rigidi e nevosi degni delle Alpi più severe, ma estati calde e asciutte che sanno già di Liguria o Provenza, e diluvi autunnali in risalita dal mare. Vi si annida una biodiversità straordinaria ricca di endemiti, ma anche i ghiacciai più meridionali dell’arco alpino, relitti in estinzione minacciati dal riscaldamento globale. Recuperando i dati meteorologici e le cronache del passato, con un occhio a un futuro che si annuncia difficile se non sapremo rientrare nei binari dei limiti planetari tramite un’economia più sobria.

Si comincia proprio con la storia delle osservazioni meteorologiche, che inizia negli anni Settanta dell’Ottocento con l’istituzione degli osservatori di Boves e Cuneo (quest’ultimo attivo ancora oggi), mentre per disporre di dati meteo significativi dalle vicine vallate alpine analizzate nello studio (Stura, Gesso e Vermenagna) occorrerà attendere la nascita del Servizio Idrografico Nazionale nel 1912 e la costruzione degli impianti idroelettrici Enel nel Secondo Dopoguerra. Tuttavia solo dagli anni intorno al 1990 le nuove misure automatizzate di ARPA Piemonte permettono un monitoraggio moderno, continuo e capillare, dalla pianura alle alte quote.

Ne risulta che in trent’anni le temperature medie annue sono già aumentate di 1,7 °C (come spostare verso l’alto le fasce climatiche di quasi 300 metri!), con velocità doppia rispetto alla media planetaria. I termometri hanno oscillato tra estremi di -23,8 °C (Rocca dell’Abisso, 27 febbraio 2018) e 38,7 °C (Cuneo, 27 giugno 2019).
Le medie annue passano dai 12 °C di Cuneo ai -1 °C stimati in vetta all’Argentera (3297 m), come sulle coste della Groenlandia.

In un’atmosfera mediamente più calda non mancano, per quanto ormai rari, brevi episodi freddi come le gelate del 20 aprile 2017, dannose per l’agricoltura proprio perché sopraggiunte sulle colture in sviluppo troppo precoce per il caldo eccessivo dei mesi precedenti.

In un secolo le precipitazioni complessive non sono cambiate granché sulle Alpi Marittime, ma – benché la cronistoria passata delle alluvioni già sia fitta di oltre cento eventi più o meno dannosi in tre secoli – con il Mediterraneo più caldo che procura crescenti apporti di energia e vapore acqueo si teme l’aumento di frequenza degli episodi piovosi violenti, come quello che il 2 ottobre 2020 ha rovesciato l’inaudita quantità di 515 mm d’acqua in 12 ore presso il Col di Tenda, devastando soprattutto Limone Piemonte ma producendo seri danni anche nelle valli Gesso e Tanaro, per non dire della catastrofe nelle Marittime francesi.

Le montagne alle spalle di Cuneo sono tra le più nevose d’Italia, ricevendo 3-4 metri di neve fresca per inverno già a quote intorno a 1000-1200 m. Da sempre le valanghe condizionano la vita invernale (oggi un po’ di meno), ma nel corso del Novecento la neve si è trasformata da limite a risorsa per il turismo con lo sviluppo dei comprensori sciistici che tuttavia oggi sono sempre più in crisi per la riduzione dell’innevamento: a Entracque nell’ultimo trentennio il numero di giorni con neve utile alla pratica dello sci si è ridotto del 36% rispetto ai decenni centrali del Novecento.

Tra nevosità in calo e soprattutto temperature in aumento, i piccoli ghiacciai delle Alpi Marittime, già in posizione marginale per il glacialismo alpino, soffrono: molti si sono già estinti, in due secoli la loro superficie è diminuita di quasi il 90%, e i sei sopravvissuti tra cui il Clapier, ghiacciaio più meridionale delle Alpi ad appena 38 km dal lungomare di Mentone, potrebbero scomparire a breve, così come i peculiari ghiacciai sotterranei che costellano le grotte delle Alpi Liguri (Marguareis, Mongioie).

Ecco perché “Ultimi ghiacci” … gli ultimi delle Alpi prima del mare, ma anche gli ultimi, in estinzione, di queste montagne.

I deflussi d’acqua, abbondanti da queste parti, cambieranno la loro stagionalità e la fusione precoce della neve lascerà l’estate più a secco imponendo rapidi adattamenti all’agricoltura e alla gestione degli impianti idroelettrici a cui è dedicato un apposito approfondimento nel libro.

Il capitolo finale tratta gli scenari di ulteriore cambiamento climatico, che dipingono un futuro difficile se non ridurremo presto, e di molto, le emissioni di gas serra e il sovrasfruttamento di materie prime: in assenza di politiche climatiche efficaci entro la fine di questo secolo, 4-5 °C in più faranno somigliare le Marittime alle montagne del Nord Africa o del Medioriente, stravolgendo ecosistemi e biodiversità, agricoltura, disponibilità idrica…

Non c’è una sola e salvifica ricetta per attenuare i danni, ma un insieme di strategie di mitigazione e adattamento da applicare a tutti i livelli, dalla politica alle nostre vite quotidiane. Energie rinnovabili e decarbonizzazione, efficienza energetica negli edifici, mobilità leggera ed elettrica, sobrietà nei consumi ed educazione alla cultura del limite, abbattimento della produzione di rifiuti, riciclo, riuso degli oggetti ed economia circolare, autoproduzione e filiera corta nel settore agroalimentare, utilizzo razionale delle risorse naturali (acqua, legname, suolo), stop al nuovo edificato e protezione del suolo, transizione verso un turismo meno legato alla neve. Sono alcune parole-chiave per un cambiamento i cui semi sono già stati gettati, ma ancora faticano a germogliare.

La speranza è che questo libro aggiunga spunti di riflessione che aiutino a guidarci verso l’unico futuro possibile, per noi e soprattutto per le generazioni a venire.

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L’appuntamento è gratuito.

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