Scuola, contrattisti Covid assunti e mai pagati: “Errore del Miur, novità entro fine dicembre”

Le mensilità di settembre e ottobre non sono state liquidate, cresce la tensione. Doriano Ficara, segretario generale FLC Cgil Cuneo: "Siamo di fronte all'ennesima situazione confusionale, che coinvolge lavoratori assunti con contratti di serie B"

Non è un mistero che la recrudescenza della pandemia di Coronavirus abbia danneggiato da vicino anche il mondo della scuola, costringendolo in buona parte al ritorno a quella didattica a distanza tanto discussa in fase primaverile.

Vi è, tuttavia, un’altra situazione che non sta catalizzando l’attenzione dei media, ma che coinvolge migliaia di lavoratori operanti nel settore dell’istruzione: stiamo parlando dei contrattisti Covid, che hanno preso servizio all’inizio dell’anno scolastico e, ad oggi, non hanno ancora percepito un centesimo di stipendio

“Siamo di fronte all’ennesima situazione confusionale in cui il Miur si trova a marciare – commenta amareggiato Doriano Ficara, segretario generale FLC Cgil Cuneo –. Molte di queste persone provengono addirittura da altre regioni o città e devono pagare un doppio canone di affitto e le utenze. Con quali soldi possono farlo, se non vengono retribuiti?.

Per comprendere appieno la situazione è giusto fare un passo a ritroso nel tempo e ritornare all’estate scorsa, quando il Ministero dell’Istruzione ha effettuato una distribuzione virtuale dei fondi alle scuole, in base alla quale si era chiesto agli stessi istituti di calcolare quanto personale spettasse a ciascuno di essi con le somme messe a disposizione e iniziare ad assumerlo.

“Per prudenza il Miur domandò alle scuole di non impiegare più dell’80% della somma loro assegnata – prosegue Ficara –. Così, sono state fatte nomine di collaboratori scolastici e di insegnanti, ma ben presto qualche direttore amministrativo ha segnalato al Miur che i conti non tornavano. Le somme stanziate, infatti, riuscivano a coprire solamente gli undici dodicesimi della retribuzione di questi lavoratori.

Lavoratori che, ben presto, hanno iniziato ad agitarsi, pensando a un normale ritardo quando non hanno ricevuto la mensilità di settembre, preoccupandosi quando anche quella di ottobre non è pervenuta sul loro conto corrente bancario e lanciando l’allarme vero e proprio non appena hanno appreso che la mancata liquidazione degli stipendi ai contrattisti Covid è una piaga a livello nazionale.

“Tutto questo è increscioso – aggiunge Ficara –. Non solo le persone assunte con questa modalità non hanno diritto al TFR, ma sono stati contrattualizzati come lavoratori di serie B, a causa dell’inserimento nell’accordo di una clausola di licenziamento immediato in caso di lockdown, senza neppure concedere loro il diritto di accedere alla NASPI! Su questo punto, però, la FLC Cgil nazionale è intervenuta con prontezza, chiedendo a ‘Liberi e Uguali’ di presentare un emendamento in Parlamento, per effetto del quale si è riusciti a stralciare questo punto”.

Quindi, in questo momento, le scuole stanno riscrivendo i contratti escludendo quella clausola, ma, al tempo stesso, occorre che le mensilità siano adeguatamente corrisposte a chi le attende ormai da mesi.

“La somma messa a disposizione dal Miur è evidentemente errata e va integrata – conclude Ficara –. Peraltro, stiamo parlando di retribuzioni che non sono uguali a quelle dei lavoratori assunti con contratti non Covid, in quanto si attestano attorno al 15-20% in meno delle cifre tradizionali. Quando si sbloccherà questa situazione? Ad oggi mi sento di affermare, alla luce di un continuo confronto con la FLC Cgil nazionale e il Miur (che ha ammorbidito la sua posizione), che entro la fine del mese di dicembre 2020 dovrebbero essere pagate tutte le mensilità”.

Una speranza che ci si augura possa tradursi ben presto in realtà, anche perché l’istruzione rappresenta l’unica porta che la nostra società deve attraversare per iniziare a riabbracciare un minimo di normalità: “Si deve dare priorità alla scuola, se davvero si ha il desiderio di fare ripartire l’intero sistema socio-economico del nostro Paese. I docenti non possono trasformarsi in badanti, devono essere messi nelle condizioni di svolgere solo il lavoro per il quale hanno studiato e sono stati assunti. E, soprattutto, è finita l’epoca dei tagli: solo guardando con lungimiranza al futuro potremo uscire da questa crisi senza precedenti”.