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Sciopero Nursing Up, infermieri incrociano le braccia: blocco della sala operatoria al Santa Croce

La protesta è iniziata alle 7 di ieri mattina e si è protratta per 24 ore: "Chiediamo rispetto", lo slogan dei manifestanti. A Cuneo sono state garantite, tuttavia, le operazioni urgenti

Si è protratto per 24 ore lo sciopero indetto dal Nursing Up, sindacato degli Infermieri e delle professioni sanitarie, iniziato alle 7 di lunedì 2 novembre, registrando un’altissima adesione anche in provincia di Cuneo.

Ad esempio, al Santa Croce e Carle vi è stato un blocco della sala operatoria, ovviamente rispettando e portando a termine, come sempre accade, tutte le urgenze.

“Siamo stufi di essere chiamati eroi e poi sistematicamente dimenticati. Sono parole al vento, perché la verità è che il Governo non ha fatto nulla per evitare che si arrivasse a questo gesto estremo: noi pretendiamo rispetto”, hanno dichiarato i manifestanti, rappresentati dal segretario regionale Claudio Delli Carri, il quale ha incontrato il Prefetto di Torino dopo il flash mob di ieri in piazza Castello per spiegargli le ragioni della contestazione.

“Si è trattato – dichiara Delli Carri insieme al segretario provinciale Nursing Up di Cuneo, Giovanni Mariano – di una giornata molto importante, nella quale abbiamo inviato un segnale chiaro sia al governo regionale che a quello nazionale. Per questo, non possiamo che ringraziare i tantissimi colleghi che hanno deciso responsabilmente di partecipare alla giornata di sciopero. Noi abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce in un contesto in cui, per troppo tempo, il nostro lavoro, il nostro ruolo e la nostra condizione contrattuale e retributiva è stata data per scontata. Dobbiamo ancora una volta ripetere che abbiamo la necessità di provvedere a nuove assunzioni, subito, con contratti dignitosi, di almeno tre anni, e non per due o tre mesi. La nostra dignità non può essere costantemente irrisa da promesse, parole e rassicurazioni mai mantenute su contratti, su aumenti strutturali delle buste paga, e sul ruolo degli infermieri.

Cinque, in particolare, le richieste espresse:

1. un maggiore coinvolgimento nelle scelte organizzative;

2. una contrattazione che porti una volta per tutte ad un adeguamento strutturale dello stipendio;

3. maggiore sicurezza sul lavoro (dopo lo scandalo dei dispositivi di protezione);

4. il riconoscimento della malattia professionale;

5. l’imprescindibile necessità di assunzioni con contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato per almeno tre anni, in modo da creare turnazioni che siano gestibili.

“Incrociare le braccia non è stato un segno di resa, ma una ribellione responsabile verso chi irresponsabilmente non ha ascoltato le nostre giuste rivendicazioni – concludono dal sindacato –. Da oggi riprendiamo il nostro lavoro, consci dell’importanza del nostro ruolo, ancora di più oggi che la lotta al contagio in questa seconda ondata in costante aumento, pare impervia. Consapevoli però anche che con il nostro gesto, composto, responsabile e rispettoso di tutte le regole, abbiamo ancora una volta sottolineato quale sia la vera natura degli infermieri. Perché le istituzioni inizino a considerarci come professionisti e a rispettarci come tali”.