Paolo Manera (Confartigianato Mondovì): “Tutte le scuole andavano chiuse! Ora a rischiare sono i nonni (e le partite IVA)”

Il numero uno degli artigiani del Monregalese non ci sta: "Se il contagio passa agli ultrasessantenni si rischia di scatenare nuovamente una strage! Possibile che il team di tecnici non sia riuscito a contemplare questa ipotesi negli scenari preventivati?"

La scelta di tenere aperte le scuole sino al secondo anno della secondaria di primo grado è stata aspramente criticata in queste ore dal presidente di Confartigianato Mondovì, Paolo Manera, il quale sottolinea come questa decisione metta a repentaglio le persone che stanno vivendo il terzo tempo della loro vita.

“I lavoratori autonomi e le partite IVA sono in apprensione e ormai aleggia un clima di terrore per chi continua a portare i propri figli a scuola – esordisce Manera –. Poco alla volta, un po’ per panico un po’ per sintomi sospetti, le classi dalla prima elementare alla seconda media si stanno decimando e la stessa cosa sta accadendo nella scuola dell’infanzia . La domanda è: con che criteri si è tenuto aperto questo gruppo di classi scolastiche?.

“Probabilmente – prosegue il numero uno degli artigiani del Monregalese – in quelle fasce di età i sintomi si manifestano con poca aggressività, ma non essendo un medico posso solo ripeterlo per sentito dire. Il problema grave è che chi lavora da autonomo, dipendente oppure svolga qualsivoglia tipologia di lavoro, il più delle volte deve rivolgersi alle fasce di età più avanzate per andare a prendere i figli a scuola. Sono stati lasciati a casa solo i ragazzi che possono autogestirsi, senza tuttavia considerare il non trascurabile fatto che dei più piccoli, se i genitori lavorano, se ne occupano i nonni, categorie fragili e da proteggere.

Qui nasce il grande problema, a detta di Manera: Se il contagio passa agli ultrasessantenni si rischia di scatenare nuovamente una strage! Possibile che il team di tecnici non sia riuscito a contemplare questa ipotesi negli scenari preventivati? È ovvio che c’è la necessità di lavorare, ma è ormai quasi evidente che certe classi lavorative sono state lasciate aperte esclusivamente per utilizzarle come pile economiche da spremere in scadenze programmate. Il contagio cresce e la domanda nasce spontanea: non sarebbe stato meglio chiudere per un periodo di almeno 15 giorni quando si è nuovamente superato il 2 sull’indice di trasmissione, al fine di provare a salvare la fragile situazione economica almeno nel periodo natalizio?”.

La chiosa del discorso, infine, non è meno pungente: “Non si vogliono avere pensieri negazionisti o sovversivi, ma nasce il dubbio che questa maggioranza abbia un occhio di riguardo per certi grandi gruppi legati alla globalizzazione internazionale, forse per inesperienza lavorativa non hanno la contezza che la piccola e media impresa artigiana e il commercio rappresentano lo zoccolo duro e produttivo del nostro Paese. Speriamo che queste mie poche righe possano giungere alle orecchie di qualcuno che possa portare a riflessioni e a ragionamenti lontani dalla mera speculazione economica”.