Le nostre domande alla professoressa che svolge la DAD di fronte al Liceo

La professoressa Sara Masoero, docente di Storia dell’Arte al Liceo “Pellico-Peano” di Cuneo, ha incominciato la sua protesta martedì 17 novembre e ha intenzione di continuare ad oltranza fino a quando non saranno riaperte le scuole. Le abbiamo fatto alcune domande.

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È cominciata martedì scorso la protesta della professoressa Sara Masoero di fronte al Liceo “Pellico-Peano” di Cuneo. Munita di cartelli, computer e paraorecchie, la docente svolgerà le sue lezioni a distanza da lì, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla scelta del governo, definita “criminale, vergognosa e sbagliata” dalla stessa manifestante, di chiudere non solo le scuole, ma anche i principali luoghi di cultura come i cinema, i musei e i teatri. Già nella giornata di ieri, l’iniziativa della professoressa ha ottenuto grandi manifestazioni di solidarietà e sostegno, con la presenza di due sue allieve a sostenere la sua causa assistendo alle lezioni al suo fianco, e i gesti di solidarietà di molti cittadini. La speranza della docente è che la sua protesta venga sottoscritta anche dai suoi colleghi, per cercare di smuovere la situazione dall’interno, cercando di ottenere provvedimenti diversi per la scuola, dove risiede il futuro del nostro paese e della nostra società. Ecco le nostre domande.

– Come e perché ritiene che il suo gesto possa smuovere le coscienze di insegnanti, genitori e studenti?

Come: portare il proprio corpo dove dimorano le proprie convinzioni è una presa di posizione semplice e forte allo stesso tempo.

Perché: moltissimi genitori sono stanchi e delusi dell’incapacità del governo di gestire la situazione scuola in modo sicuro ed efficace! La didattica a distanza crea privilegi purtroppo, e questo non dovrebbe accadere per quanto riguarda l’istruzione. Alcuni studenti mi hanno mostrano e mostrano la loro solidarietà. Altri stanno a guardare. Altri ancora non se la sentono di presenziare per ora, ma si danno la possibilità di poter cambiare idea. Credo siano stupiti rispetto alla mia determinazione. Staremo a vedere…in fondo ho appena iniziato. Diamo loro il tempo necessario. Ho ricevuto la solidarietà anche da parte di alcuni docenti. Pochi, si contano sulle dita di una mano.

– Quanto l’iniziativa proposta dalla studentessa delle Medie “Italo Calvino” di Torino la settimana scorsa ha inciso sulla sua decisione di fare didattica a distanza di fronte al suo istituto?

In realtà ho apprezzato molto Greta, che ha guidato una protesta durata fino al nuovo DPCM di fronte all’Ancina di Fossano. Ammirevole!

 

– Si è già schierata apertamente contro le misure del Governo, sostenendo la possibilità di svolgere la didattica in presenza. Quali provvedimenti avrebbe preso lei se fosse stata al posto dei vertici del Governo, per arginare la diffusione del virus nelle scuole?

Non sono ai vertici del governo e mai lo sarò. Posso dare solo un’opinione. Ho potuto constatare che la scuola è un posto sicuro. Tutte le misure precauzionali sono state adottate. Gli studenti hanno rispettato le regole. Il problema si è rivelato all’inizio e alla fine delle lezioni davanti alle scuole. Dall’inizio avrebbero dovuto potenziare i trasporti. Le classi avrebbero dovuto entrare ad orari diversi. Si sarebbe potuta attuare un’estensione delle lezioni sul mattino e sul pomeriggio con turnazione delle classi. Ovviamente quest’ultima sarebbe stata un’opzione laboriosa, ma fattibile. Siamo in emergenza? Bene, allora tutti devono collaborare per garantire le lezioni in presenza!

 

– Si è dichiarata contenta della solidarietà dei cuneesi di fronte alla sua mobilitazione. Quali sono stati i gesti che più l’hanno colpita in questo senso?

Un uomo stamattina è venuto per “guardarmi negli occhi” e complimentarsi. Una nonna (così si è definita) mi ha detto: “Non molli, siamo con lei. Lo faccia anche per noi, prosegua”. Genitori che mi offrono la colazione, mamme che si preoccupano di portarmi una fetta di torta. I sorrisi dei passanti.

 

– Ieri le hanno fatto sorpresa due allieve del secondo anno, che hanno svolto la didattica a distanza insieme a lei sotto i portici del Liceo. Come ha interpretato questo gesto?

Come ciò che è: solidarietà e sostegno!

– Ritiene possibile che questa sua iniziativa, a patto di essere condivisa da un numero cospicuo di colleghi, possa generare una sorta di class action per indurre le istituzioni a rivalutare i provvedimenti sulle scuole?

Assolutamente sì. La mia intenzione è contattare le persone che si sono già mobilitate in questo senso e che continuano a farlo, cercando di creare un fronte unito e coeso!

 

– Come si immagina il 2021 dal punto di vista scolastico?

In presenza! Con la possibilità di accedere a tutti quei luoghi che custodiscono la bellezza!

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