“La guerra stanca chi la attraversa, che si tratti di soldati o di cittadini, di vittime o di eroi”

La dottoressa e assessore comunale Attilia Gullino ancora una volta ci coinvolge in un'analisi della situazione che stiamo vivendo

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Saluzzo. La dottoressa e assessore comunale Attilia Gullino ancora una volta ci coinvolge in un’analisi della situazione che stiamo vivendo, regalandoci uno spaccato della triste realtà.

Ecco cosa ci ha raccontato attraverso un post:

Buonasera signora, la chiamo dal reparto covid dell’ospedale xxx per dirle che sua madre purtroppo sta morendo (ci insegnano, a noi medici, a pronunciare in qualche modo la parola morte quando arriva, perché i congiunti inizino ad elaborare il lutto).

La signora che risponde al telefono è una figlia. Mi risponde che “pazienza”, che ha seppellito il padre il giorno prima, ma a distanza perché positiva pure lei e in isolamento fiduciario.
Mi dice che le dispiace non rivedere più sua madre “anche se ha più di 90 e quasi non mi riconosceva prima figuriamoci ora, ma è sempre mia madre” ma soprattutto le dispiace che suo padre non l’abbia potuta vedere più “che lui ci teneva davvero”.

Ci lasciamo così, come se avessimo parlato della vita di estranei, di creature che ormai galleggiano in una dimensione di solitudine impietosa e cattiva da cui vogliamo stare tutti lontani.

Mi sto accorgendo che oggi un malcelato cinismo sta subdolamente, ma inesorabilmente soffocando l’empatia di ieri.

Forse perché tutti quanti speriamo di essere prossimi alla fine della guerra quando, si sa, le vittime diventano “il prezzo da pagare” per uscire al più presto a “rivedere le stelle”.

Forse perché l’istinto di auto conservazione ci impedisce di protrarre oltre anche solo con il pensiero questo tempo incerto e immobile che ci schiaccia e che ci toglie il fiato (in tutti i sensi).

Forse, molto più semplicemente, perché l’abitudine alla sofferenza e alla fatica attutisce le emozioni e isola i cuori.

Ha importanza il perché? Non lo so. So soltanto che tutto questo è triste, ma forse necessario.

La guerra stanca chi la attraversa, che si tratti di soldati o di cittadini, di vittime o di eroi.

E, tra poco più di un mese, sarà Natale…”

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