Ivan Racca, titolare dell’omonima pasticceria, dopo l’ultimo Dpcm si appella al buon senso

"Le cose andrebbero bene se solo ci lasciassero lavorare" ha raccontato a Cuneo24

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Cuneo. Ivan Racca si è diplomato all’Istituto Alberghiero di Dronero nel 1999. Dopo anni di esperienza nel 2007 ha aperto l’omonima pasticceria a Confreria con l’attuale moglie.

Inizialmente erano loro due a gestire la pasticceria oggi dopo tanti sacrifici e sforzi hanno 4 dipendenti.

“Le cose andrebbero bene se solo ci lasciassero lavorare” ha raccontato a Cuneo24.

Oggi ha scritto un post in cui si legge tutta l’amarezza per una categoria, quella delle pasticcerie che nasce da asporto e invece viene considerata alla stregua di ristoranti e bar e non come sarebbe più corretto una panetteria, gastronomia, piuttosto che macelleria dove entri prendi ciò che ti serve e te lo consumi tranquillamente in famiglia con i tuoi “congiunti”? “Questo rimane il più grosso dei misteri” scrive.

Del lock-down di marzo racconta che dall’oggi al domani senza preavviso si sono trovati a chiudere. “Abbiamo regalato tutta la roba fresca, brioches, bignole agli ospedali di Cuneo oltre che alla polizia per evitare lo spreco. Ci siamo attivati chiedendo un prestito alla banca prima che arrivassero le agevolazioni dallo Stato, abbiamo messo in cassa integrazione i dipendenti e chiesto uno sconto per l’affitto. Grazie alla società sana che gestiamo la banca ha concesso il prestito e abbiamo usufruito del tasso agevolato. La prima crisi è stata superata non senza fatica. Quando abbiamo riaperto gestire famiglia e lavoro con scuola e asili chiusi non è stato facile visto che abbiamo due bimbi piccoli, di 7 e 3 anni.”

Non vuole parlare di fazioni politiche, esigenze sanitarie, esser pro o contro qualcuno chiede a gran voce: “chi farebbe chiudere dalle attività produttive, delle aziende, posti di lavoro, senza un minimo di preavviso? Quando mi diranno se lavorerò domani? Chi lavora materie prime alimentari domani butta via tutto? Si tratta solo di buon senso.”

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