“Impianti sciistici chiusi? Per il Piemonte danno da oltre 800 milioni di euro”

Fratelli d'Italia e il coordinamento giovanile del partito, Gioventù Nazionale, si schierano con convinzione contro l'attuale decisione del Governo. "Se si può correre in sicurezza, perché non si può anche sciare in altrettanta tranquillità e nel rispetto delle norme vigenti?"

Attraverso una nota diramata a mezzo stampa, Fratelli d’Italia e il coordinamento giovanile del partito, Gioventù Nazionale, si schierano apertamente contro la decisione preannunciata dal premier Conte di non aprire le piste da sci.

“La chiusura degli impianti sciistici è un provvedimento inutile, che crea un danno enorme al nostro territorio: non solo ai gestori delle piste, che sostengono spese enormi ogni anno, e ai maestri di sci, ma anche all’intero indotto – commentano William Casoni, Monica Ciaburro e Paolo Bongioanni –. Non dimentichiamo che per ogni euro speso ad acquistare un biglietto per gli impianti di risalita, ne ricadono circa 10 sul territorio, come indotto: sull’intero Piemonte, si tratta di oltre 800 milioni, una boccata di ossigeno alla quale l’economia delle nostre valli e della nostra provincia non può permettersi di rinunciare. Albergatori, ristoratori, commercianti, artigiani: saranno tutti penalizzati da questa scelta insensata, che dimostra un’altra volta la totale incapacità del governo di programmare con attenzione misure di sicurezza adeguate ai vari contesti economici e produttivi. Non conoscere il mercato e non avere la benché minima idea di come si svolgono le attività rischia di creare l’ennesimo disastro di questo esecutivo. Così, perché impedire alle baite e ai locali sulle piste di fare servizio d’asporto?.

A rinvigorire il dibattito sono stati Alberto Deninotti, coordinatore provinciale di Gioventù Nazionale, Davide Bosi, coordinatore del circolo G.N. di Limone Piemonte, e Filippo Caramelli, coordinatore del circolo G.N. di Mondovì: “Questa chiusura altro non è che un provvedimento che crea un ulteriore immenso danno alle nostre montagne e all’indotto tutto. Sarebbe stata possibile una scelta di buon senso: mantenere le aperture degli impianti garantendo un contingentamento e un distanziamento costante degli accessi alle seggiovie, limitandone eventualmente l’utilizzo al 50% e chiedendo agli utenti di rispettare le indicazioni sul distanziamento tra persone. Non dimentichiamo che si tratta di un’attività all’aria aperta! Se si può correre in sicurezza, perché non si può anche sciare in altrettanta tranquillità e nel rispetto delle norme vigenti? Non danneggiamo ulteriormente i territori di montagna, già fortemente provati dalla crisi economica senza precedenti che stiamo vivendo e dai terribili effetti dell’alluvione di ottobre”.