Il premier Conte: “Se cancellassimo le zone rosse, il lockdown diverrebbe nazionale”

Il presidente del Consiglio ha dichiarato sulle colonne de "Il Corriere della Sera" che "non torneremo indietro, sarebbe un'ingiustizia per tutte quelle regioni in cui l'indice di contagio è più basso"

Da giorni ormai è in corso un’aspra polemica fra i presidenti delle Regioni inserite nell’ormai arcinota zona rossa d’Italia e il Governo, con il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, e il consigliere regionale Paolo Bongioanni che non hanno mancato di lanciare frecciate, più o meno pesanti, all’indirizzo dell’Esecutivo Conte.

Proprio il premier, in queste ultime ore, è tornato sull’argomento attraverso le colonne de “Il Corriere della Sera”, dichiarando che il Belpaese continuerà a essere diviso in tre fasce cromatiche: Rifiutare questo meccanismo di monitoraggio significherebbe portare la nazione a sbattere contro un nuovo lockdown generalizzato, ha asserito il presidente del Consiglio, aggiungendo inoltre che “i cittadini della Lombardia, del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Calabria non ne trarrebbero nessun beneficio. Senza contare l’ingiustizia di imporre lo stesso regime di misure che stiamo applicando alle regioni rosse anche a cittadini che vivono in territori in condizioni meno critiche”.

Nel prosieguo dell’intervista, poi, Conte replica alle offese ricevute: “Chi ci accusa di agire sulla base di discriminazioni politiche è in malafede. Non c’è nessuna volontà di penalizzare alcune aree a discapito di altre. Non c’è alcun margine di discrezionalità politica nell’ordinanza del ministro Speranza. Le Regioni sono parte integrante di questo meccanismo. Noi non torniamo indietro”.

Tuttavia, ho voluto che nel decreto Ristori bis fosse inserita una norma che contribuirà a rendere ancora più chiaro e trasparente il meccanismo di monitoraggio, in modo che la comunità scientifica e tutti i cittadini possano accedere a queste informazioni”.