Giornata mondiale dei poveri: l’opinione del Vescovo e della Caritas di Saluzzo

Sulla quarta Giornata, istituita da Papa Francesco domenica 15 novembre, intervengono Mons. Cristiano Bodo, Arcivescovo di Saluzzo e Carlo Rubiolo, direttore della Caritas. La necessità è quella di “tendere la mano ai poveri” per scongiurare la “globalizzazione dell’indifferenza”.

La povertà è un semplice disturbo marginale della nostra società o un fenomeno intrinseco al sistema economico su cui si regge? Esiste di per sé o in quanto esiste la ricchezza, premio che la nostra società concede ai pochi più capaci degli altri di sfruttare a loro vantaggio le opportunità che il sistema offre, mentre tutti gli altri devono dividersi quello che resta dei beni della Terra? I poveri sono tali perché incapaci di competere per l’accesso alle risorse o perché la nostra società non è organizzata per portare tutti i suoi membri a un livello accettabile di benessere?

Queste sono alcune delle domande che sorgono anche nel 2020 alla vigilia della quarta Giornata Mondiale dei Poveri, domenica 15 novembre, istituita da Papa Francesco che nel suo messaggio “Tendi la tua mano al povero” (Siracide 7,32) si scaglia contro la “globalizzazione dell’indifferenza” e contro “quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano”. Secondo l’ultimo rapporto dell’organizzazione Oxfam (Oxford committee for Famine Relief) nel 2019 in Italia il 10% più ricco possedeva oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero, mentre nel mondo l’1% più ricco, sotto il profilo patrimoniale, deteneva più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone. Lo stesso rapporto afferma che nel mondo il 46% della popolazione vive con poco più di 150 dollari al mese.

Su questi temi interviene il Vescovo di Saluzzo, Mons. Cristiano Bodo, che sottolinea: “In questi mesi siamo stati facilitati a comprendere ancor di più il significato di povertà, dal Covid 19 a varie situazioni che si sono susseguite, soprattutto nelle famiglie dove uno dei membri ha perso forse il lavoro, forse ha vissuto un momento difficile, segnato dalla malattia, dalla sofferenza dei propri cari, con il timore e la paura verso i propri figli. Ci siamo resi conto che la povertà appartiene alla vita perché ha un significato molto più profondo: è aver bisogno dell’altro e forse troppe volte invece abbiamo pensato di farcela da soli, di contare solo su noi stessi. Forse questo momento ci aiuta, anche se è difficile pensarlo, a riconoscere le nostre fragilità, le nostre povertà. Ci aiuta a chiedere a chi ci è accanto di aiutarci, mettendo la nostra mano con fiducia e speranza nelle mani di Dio perché possa farci conoscere persone in grado di sostenerci e aiutarci, di guidarci in questi momenti di profonda difficoltà”.

“Ecco perché – sottolinea il Vescovo – in questo periodo la Chiesa, attraverso un fondo speciale per il Covid 19, ha voluto sostenere diverse famiglie che hanno avuto grandi problemi, per superare questo tempo. È importante però ricordarci che dobbiamo aiutarci gli uni gli altri. Perché la povertà sia vinta occorre veramente sostenerci perché oggi io ho bisogno di te, domani sarai tu ad aver bisogno di me. Questo è il significato profondo di essere un cristiano, un discepolo del Signore: cercare di sostenerci gli uni gli altri perché la povertà possa essere sconfitta.

È una lunga strada da percorrere, ma va seguita affinché la povertà nel mondo, nella nostra città, nella nostra nazione sia vinta. La povertà è anche, d’altra parte, il significato di colui/colei che si affida, tende la mano all’altro, a Dio e sa di contarci e non ha più paura nell’affrontare le scelte, le decisioni in momenti particolari della vita”.

Anche il nuovo Direttore Carlo Rubiolo riflette sul ruolo della Caritas rispetto a questo tema: “La Caritas esiste proprio per contrastare indifferenza e cinismo, essendo stata costituita, come dice il suo Statuto, “in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace”. La domanda di aiuto sempre crescente che proviene dalle tante persone che incontriamo ogni giorno ci spinge a rendere sempre più incisiva la nostra azione, che si caratterizza per la sua specificità rispetto agli interventi dell’assistenza pubblica. Il nostro aiuto materiale deve essere preceduto e accompagnato da un’attenzione empatica per la persona, da una condivisione forte che faccia sentire tutti accolti, compresi e seguiti come fratelli. Ma non sarà certo la Caritas a sradicare la piaga della povertà, obiettivo che potrà essere raggiunto solo se avverrà una vera e propria “rivoluzione” nel modo di gestire la distribuzione delle risorse di cui l’umanità dispone. Tuttavia anche la Caritas può dare il suo contributo, se adeguatamente sostenuta dalla comunità cristiana in cui opera: la destinazione dell’otto per mille e il servizio di volontariato sono le forme principali nelle quali questo sostegno si può esprimere. Per questo, in occasione della quarta Giornata mondiale dei poveri, faccio appello a tutte e tutti perché nella dichiarazione dei redditi appongano la loro firma nel riquadro dell’otto per mille alla Chiesa cattolica e mi rivolgo a quanti hanno disponibilità di tempo e non sono indifferenti di fronte alla sofferenza dei poveri perché vengano ad aiutarci nei diversi servizi della Caritas, accogliendo l’invito del Papa, che proprio per questa Giornata rivolge accoratamente al mondo l’appello biblico “Tendi la tua mano al povero”.