“42 donne monregalesi aiutate dai centri antiviolenza nel 2020”: la testimonianza della Consulta Femminile di Mondovì

Francesca Bertazzoli, presidente della Consulta, lancia un messaggio importante: "Alle donne in difficoltà, vogliamo dire di aver la forza di aprire una porta su un futuro migliore, in quanto, dall'altra parte, troveranno chi sarà pronto ad aiutarle a realizzarlo"

Altri due femminicidi. Nel Padovano e in Calabria. Proprio in queste ore in cui si celebra una ricorrenza che non dovrebbe trovarsi neppure sul calendario, ovvero la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Non dovrebbe esistere, no. E non lo diciamo certo per chiudere gli occhi e fare finta di niente, che, peraltro sarebbe un gesto di inenarrabile codardia oltre che una sconfitta per l’intera società. Lo affermiamo perché non è ammissibile che nel 2020, dopo anni di campagne di sensibilizzazione, ci ritroviamo quasi allo stesso punto di partenza, con uomini che improvvisamente diventano carnefici e le loro malcapitate mogli/compagne/fidanzate/amiche vittime della loro follia.

Un fenomeno negativo purtroppo dilagante, cresciuto in maniera esponenziale nel corso del lockdown primaverile. Un dato su tutti: dall’inizio dell’anno, i centri antiviolenza del Monregalese hanno accolto 42 donne, di cui l’80% mamme di bambini minorenni.

Sulla tematica, sebbene il Coronavirus non abbia consentito di organizzare eventi pubblici, è intervenuta la Consulta Femminile di Mondovì, nata nel 2019 e di cui fanno parte le associazioni femminili presenti sul territorio (Fidapa, Inner Wheel e Mondodìdonna), le forze femminili indicate da ciascun gruppo consiliare e le rappresentanti dei centri antiviolenza locali (Orecchio di Venere C.R.I. Mondovì).

“La violenza sulle donne è presente ovunque: nella nostra città, nelle nostre case, in famiglie fragili e in difficoltà, ma anche in famiglie così dette ‘normali’, le famiglie della porta accanto – dichiarano dal direttivo –. Esiste la violenza fisica, quella che fa male, che lascia i lividi, ma esiste anche la violenza economica, quella che costringe la donna a una forma di dipendenza. Esiste la violenza sessuale, la violenza psicologica, domestica e, infine, c’è la violenza assistita, quella dei bambini che crescono con il modello di violenza come unico riferimento, che segnerà la loro vita, che pensano che insultare, picchiare, litigare violentemente sia la normalità”.

Francesca Bertazzoli, presidente della Consulta, ha proseguito: “Il problema della violenza di genere è un problema di tutta la società, nessuno escluso. Per questo la Consulta sostiene e propone la creazione di una nuova consapevolezza culturale per rimuovere gli ostacoli al raggiungimento di una parità di genere, attraverso una maggiore comprensione dei fattori culturali della violenza sulle donne e insegnando ai ragazzi e alle ragazze, giovani adulti maschi e femmine, ad evitare di imitare modelli che implicano soggiogamento emotivo, controllo, abuso e a preferire relazioni sane. I centri antiviolenza, come l’Orecchio di Venere presso la C.R.I. di Mondovì, inoltre, lavorano su due fronti: accogliere e aiutare le vittime e promuovere la cultura della non violenza. Alle donne vittime di violenza, vogliamo dire di aver la forza di aprire una porta su un futuro migliore, in quanto, dall’altra parte, troveranno chi sarà pronto ad aiutarle a realizzarlo”.

In ambito giuridico sono già stati compiuti grandi passi: il 9 agosto 2019 è entrata in vigore la legge 69/2019, nota come “Codice Rosso”, volta a rafforzare la tutela delle vittime dei reati di violenza domestica e di genere, inasprendone la repressione tramite interventi sul codice penale e sul codice di procedura penale. Il legislatore, da una parte, ha inteso velocizzare l’instaurazione del procedimento penale ed accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime; dall’altra, ha esteso l’area di tutela, inasprendo le pene per alcuni delitti di violenza già esistenti (maltrattamenti, stalking e violenza sessuale), e introducendo nuove fattispecie di reato, quali il revenge porn.

Per quanto concerne Mondovì e il Monregalese, il centro di ascolto L’Orecchio di Venere, sportello presso la C.R.I. (che ha una propria rappresentante come membro della Consulta stessa), è attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, su prenotazione al numero 333/3756238, per ascoltare chiunque abbia bisogno, ed è collegato al 1522, numero antiviolenza nazionale: le volontarie offrono ascolto, accoglienza e sostegno e l’associazione si avvale di specialisti psicologi e avvocati. Le donne che devono o vogliono allontanarsi da casa, possono essere accolte nella casa rifugio e vengono sostenute anche economicamente al fine di permettere loro di riprendere una nuova vita: si opera in rete, con i servizi territoriali quali i servizi sociali, le forze dell’ordine, l’ASL ( DEA – Consultorio SERT ), la Caritas e altri enti. Una convenzione con l’Asl, per esempio, permette alle volontarie di accedere al DEA quando una donna vittima di violenza lo richiede, tutti i giorni dell’anno e 24 ore su 24; tale disponibilità viene data dalle volontarie anche alle forze dell’ordine.

Questa sera, il palazzo municipale di Mondovì sarà illuminato di rosso, per testimoniare la partecipazione della città intera a questa battaglia senza fine: facciamo tutti quanti in modo che questa luce non si spenga mai più, perché questa è la luce della speranza.