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Ufficiale: la Regione Piemonte vieta l’aborto farmacologico nei consultori

L'interruzione di gravidanza sarà consentita soltanto presso gli ospedali

Pillola Ru486, c’è la svolta in Piemonte: la Regione ha condiviso con diverse realtà sanitarie e sociali, tra le quali la Federazione Federvi.PA. e Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato IVG dell’ospedale Sant’Anna di Torino, l’opportunità di emanare una circolare di chiarimento e indirizzo alle aziende sanitarie piemontesi sulle criticità giuridiche delle linee ministeriali sull’aborto farmacologico.

Essa prevede:

il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – in ambito ospedaliero;

l’attivazione, in attuazione dell’articolo 2 lettera d della legge 194, di sportelli informativi all’interno degli ospedali, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo, il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita con un aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita);

la valutazione al medico e alla direzione sanitaria delle modalità di ricovero per l’aborto farmacologico.

Il presidente della Regione, Alberto Cirio, e gli assessori alla Sanità (Luigi Genesio Icardi) e agli Affari Legali (Maurizio Marrone) precisano: “Tali indirizzi rispondono alla volontà, unanimemente condivisa dalla Giunta regionale e dai presidenti dei gruppi consiliari di maggioranza, di garantire il pieno rispetto delle disposizioni della legge 194 poste a garanzia della piena libertà di scelta della donna se interrompere volontariamente la gravidanza o se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all’interruzione con la tutela sociale della maternità, nonché il perseguimento di pratiche abortive rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.