UFFICIALE – Conte ha firmato il nuovo DPCM. L’ANSA: “Confermata la chiusura alle 18 di bar e ristoranti”

Lungo confronto nella notte fra il premier Conte e il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia. Secondo quanto si apprende, sarebbe stato decretato anche lo stop per piscine e palestre. Attesa nelle prossime ore la conferenza stampa del presidente del Consiglio

È stata una notte di confronto, l’ennesima di questo interminabile periodo di emergenza pandemica in Italia, fra il premier Giuseppe Conte e il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia. Oggetto di discussione, nemmeno a dirlo, il nuovo DPCM, sottoscritto proprio in queste ore dal presidente del Consiglio e in vigore da lunedì 26 ottobre a martedì 24 novembre.

Stando a quanto riportato dall’ANSA, nonostante le Regioni fossero fermamente contrarie alla chiusura di bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie alle 18 nei giorni feriali, il Governo non è arretrato di un millimetro dalla propria posizione, peraltro già messa nero su bianco nella bozza del decreto, trapelata nelle scorse ore e ripresa dalle agenzie di stampa nazionali.

Giallo, però, sulla domenica: secondo alcune fonti potrebbe essere prevista la possibilità per i ristoranti di accogliere i clienti la domenica a pranzo, eliminando così, almeno parzialmente, la chiusura domenicale dei locali.

Stop anche per palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali.

Intanto, il Governo sta accelerando sulle misure di ristoro da 1,5-2 miliardi per le categorie messe più in difficoltà dalle misure.

Per le Regioni, peraltro, si era espresso in questi minuti il governatore del Veneto, Luca Zaia, intervistato dall’ANSA: Penso che il punto di caduta proposto come Regioni (la chiusura dei ristoranti alle 23) sia assolutamente ragionevole. Il tema vero sono gli assembramenti in vie e piazze, il non utilizzo degli strumenti di protezione individuale, il non rispetto del distanziamento sociale. Il Covid è fra di noi, il momento è di estrema difficoltà e alcune misure di sanità pubblica vanno pur adottate. Tuttavia, ci vuole equilibrio e non si può pensare che la partita si risolva scaricando tutto su poche categorie produttive. Peraltro, come nel caso dei ristoratori, categoria che ha sempre rispettato le linee guida e si è dimostrata assolutamente rispettosa”.