Ristoratori e baristi della Granda: “Che fine faremo?”

"A questo punto non ci si doveva arrivare. Noi ristoratori, quasi tutti, da maggio abbiamo rispettato tutte le regole, ridotto i coperti, distanziato e riaperto in sicurezza e ora siamo di nuovo punto a capo" afferma Tomatis del Pagoda Restaurant Cafè di Caraglio

Sembrerebbe che questa notte non si sia tornati indietro di un’ora ma di qualche mese.

Amaro risveglio per la categoria di ristoratori e baristi che esprimono tutta la loro rabbia per questo nuovo Dpcm che li vede ancora una volta penalizzati.

David Tomatis, titolare del Pagoda Restaurant Cafè di Caraglio, denuncia: “A questo punto non ci si doveva arrivare. Noi ristoratori, quasi tutti, da maggio abbiamo rispettato tutte le regole, ridotto i coperti, distanziato e riaperto in sicurezza e ora siamo di nuovo punto a capo. Chi non rispettava le regole andava fatto chiudere ed era assolutamente opportuno tutelare chi non creava assembramenti e seguiva le direttive al meglio.
Da domani saremo aperti solo per la prima colazione e per il pranzo ad eccezione del martedì.
Il sabato vi proporremo la nostra carta della cena…visto che non ci si potrà più deliziare alla sera almeno proviamoci a pranzo.
In un momento come questo più che mai abbiamo necessità di contare uno sull’altro, di far vivere i nostri paesini e le nostre economie, solo così ne usciremo vincenti e più forti di prima!”

Marco Lovera da anni è contitolare del Bar Scacco Matto a Busca: “Noi siamo indignati perché non ha un senso chiudere alle 18 soprattutto in comuni in cui nn c’è tutto sto movimento di gente. Siamo trattati come i Navigli di Milano. È insensato. Già siamo pieni di direttive e restrizioni ma chiudere alle 18 è veramente un affronto… Speriamo almeno che ci diano una mano con dei contributi a fondo perduto.”

Ci spostiamo a Cuneo ma non cambia l’opinione, Matteo Prato chef e titolare del ristorante Due Grappoli racconta a Cuneo 24: “Ci è stato detto che noi alle 18 dobbiamo chiudere, possiamo fare il delivery che rimane un magro contentino per qualcuno; considerando il coprifuoco non si riesce a sfruttare nemmeno questo aspetto. Fermo restando che io sono un ristoratore, la gente viene da me, si siede ai tavoli con le tovaglie stirate, io gli offro un servizio, la possibilità di scegliere tra vini e vivande, lo faccio sentire bene e questo è il mio lavoro: io non devo portare il cibo a casa degli altri. Considerate che questa settimana nonostante ancora non ci fossero restrizioni il mio locale e molti altri non hanno lavorato perché si fa del terrorismo psicologico e la gente non è più uscita. Adesso pretendono che noi lavoriamo solo per il pranzo, generalmente per il 90% si tratta di pranzi di lavoro, le persone hanno un’ora di pausa pranzo, vengono, mangiano un piatto e tornano a lavorare, come posso lavorare a pranzo se viene richiesto lo smart working all’80%? Chi viene a pranzo a Cuneo? Ci fanno tenere il codice ateco aperto così quando ci sono da pagare le tasse possono dire io ti ho dato la possibilità di lavorare quindi tu paghi, questo è quello che sta succedendo. Mi chiedo che fine faremo?”