La ristoratrice cuneese d’accordo sulla chiusura anticipata alle 18

"Dobbiamo cercare di arginare il virus adesso, con questi sacrifici, perché una nuova chiusura totale sarebbe insostenibile" ha scritto in un post su Facebook

Dopo le ultime manifestazioni sono stati definiti anche delinquenti.

Sono i ristoratori che scesi in piazza reclamano il diritto al lavoro. Chiedono a gran voce che il governo riveda l’ultimo DCPM che impone loro la chiusura alle 18 con possibilità di consegne a domicilio e take-away fino alle 24.

Stupisce che ci sia anche chi, pur essendo da questa parte, una ristoratrice, concordi con la decisione presa dal governo.

Gestisce un ristorante-pizzeria nella periferia del capoluogo. E’ nel settore da tutta la vita in quanto il locale è stato aperto 45 anni fa dai suoi genitori. Lavora in cucina.

Le abbiamo chiesto se la salute dei suoi clienti, sua e del personale vada messa al primo posto. Proprio così. Per noi la salute di tutti va messa al primo posto. Sono d’accordo con la decisione del Governo perché asporto e delivery sono più sicuri e ci danno la possibilità di sopravvivere. Se non facciamo così tra qualche settimana chiuderemo del tutto e questa volta sarà impossibile rialzarsi. Certo, mi rendo conto che per altre categorie è davvero dura ma se c’è questo virus la colpa non è di nessuno. Bisogna arginarlo in qualche modo o sarà in disastro. È una situazione davvero complicata.”

Cosa ci racconta del lock-down della scorsa primavera? L’asporto ha funzionato?
“Siamo stati chiusi per due mesi in quanto l’asporto non è stato possibile fino a maggio e per il delivery non eravamo attrezzati. Abbiamo messo in cassa integrazione due dipendenti. L’asporto ha poi funzionato molto bene. Ci auguriamo che possa funzionare anche adesso. Certo! Siamo ben lontani dalle entrate di quando si lavora normalmente, ma avendo meno spese ci consente di sopravvivere.”

Avete notato rispetto delle regole da parte della clientela? “La stragrande maggioranza dei clienti si è comportata bene. Alcuni però si sono arrabbiati se facevamo notare loro della mascherina, oppure per i tavoli distanziati e persino sull’odore del disinfettante che usavamo ogni volta per sanificare i tavoli. La gente aveva ripreso a frequentare il locale in piena tranquillità adattandosi alle nuove regole.”

Un ultimo pensiero: “Vorrei dare un abbraccio ai medici e agli infermieri e a tutte le persone che stanno vivendo questo incubo sulla propria pelle.”