Finti incaricati di Comuni ed Enel rubavano denaro, oro e gioielli nelle case cuneesi

I dettagli dell'operazione che dalle prime ore di questa mattina ha portato la Squadra Mobile di Cuneo a emettere dieci misure di custodia cautelare (6 in carcere e 4 con obbligo di dimora) nei confronti di altrettante persone, tutte di etina sinti-piemontese

Nelle prime ore di questa mattina la Squadra Mobile della Questura di Cuneo, diretta dal Dr. Pietro Nen, coadiuvata da personale del Reparto Prevenzione Crimine, Unità Cinofile, Reparto Mobile, un’unità elitrasportata del Reparto Volo di Milano e personale delle Squadre Mobili di Torino, Aosta ed Asti (con un coinvolgimento di circa 100 appartenenti alla Polizia di Stato), al termine di una laboriosa attività di indagine, iniziata nel mese di aprile, ha proceduto ad eseguire 10 misure cautelari (6 in carcere e 4 con obbligo di dimora) ed altrettante perquisizioni emesse dalla Procura della Repubblica di Cuneo, nei confronti di persone appartenenti ad un sodalizio criminale dedito alla commissione di furti in abitazione.

pietro nen polizia cuneoPietro Nen

I criminali, tutti di etnia sinti-piemontese, a cui sono riconducibili almeno venti furti in appartamento avvenuti tra Cuneo, Asti e Torino, che avrebbero fruttato centinaia di migliaia di euro, hanno avuto come vittime prevalentemente persone anziane, che vivevano in solitudine; soggetti particolarmente fragili e psicologicamente vulnerabili.

Gli stessi, spacciandosi per Incaricati di pubblico servizio (operatori Enel, del Comune o altri Enti), con fare gentile ed educato conquistavano la fiducia del malcapitato di turno rassicurandolo e con l’inganno si introducevano nell’abitazione facendo successivamente razzia di denaro, oro e gioielli.

Una successiva analisi delle denunce di furto presentate sul territorio regionale e nelle province adiacenti permetteva alla Squadra Mobile di dimostrare che i reati erano stati commessi con un modus operandì già nutriti verso alcune persone, legate tra loro da una relazione di parentela, tutte riconducibili ad un nucleo famigliare di etnia sinti, già noto alle Forze dell’Ordine.

Quanto emerso permetteva di dimostrare il vincolo dell’Associazione a Delinquere e quindi di richiedere all’A.G. le ordinanze cautelari per tutti i soggetti coinvolti.
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