Coronavirus, lo sfogo della dott.ssa e assessore saluzzese Attilia Gullino

"Sono andata al lavoro e ho trovato la stessa atmosfera di 7 mesi fa. Così, all’improvviso. Perché c’è sempre un momento in cui sbatti la faccia contro la realtà che tanti piccoli segnali ti avevano preannunciato, ma tu avevi, più o meno consapevolmente, sottovalutato"

Saluzzo. Attilia Gullino, assessore comunale a Saluzzo e dottoressa, la scorsa primavera era in aspettativa dal lavoro quando, in piena pandemia ha preso l’importante decisione importante di tornare in corsia per aiutare i colleghi dell’Ospedale di Saluzzo.

Lo scorso 23 ottobre sul suo profilo Facebook ha rilasciato il suo personale sfogo riguardo questa seconda ondata. Uno sfogo che coinvolge tutti e fa capire il punto di vista di chi, da 7 mesi, lotta in prima linea contro il coronavirus.

“Oggi, 23/10/20, abbiamo riaperto il reparto dedicato ai soli pazienti covid: non per precauzione, non per arrivare preparati ad affrontare un rischio che era ampiamente annunciato, ma perché non c’è stata altra scelta: i malati sono aumentati e stanno aumentando.

Oggi, 23/10/20, sono andata al lavoro e ho trovato la stessa atmosfera di 7 mesi fa. Così, all’improvviso. Perché c’è sempre un momento in cui sbatti la faccia contro la realtà che tanti piccoli segnali ti avevano preannunciato, ma tu avevi, più o meno consapevolmente, sottovalutato.

Oggi, 23/10/20, siamo tornati alla massima attenzione ai percorsi in sicurezza; alle procedure di vestizione e svestizione per non portarsi dietro il nemico invisibile: divisa e due camici, 3 paia di guanti, calzari, cuffie, mascherina e visor; siamo tornati al corpo che suda sotto i 3 strati di plastica; alla manualità che deve fare a meno del tatto; alla vista ridotta dal visor; al doppio del tempo per fare una semplice manovra sui pazienti; all’attenzione continua a non portare nulla fuori dalla “zona rossa” senza le dovute precauzioni, neppure il figlio di carta dell’ecg.

Ma oggi, 23/10/20, insieme all’ansia, alla fatica, alla paura e all’incertezza è arrivata anche lei, LA RABBIA.

Perché abbiamo avuto mesi per elaborare una strategia e invece ci siamo persi in teorie pseudoscientifiche, in progetti fasulli per salvare capra e cavoli, abbiamo smantellato terapie intensive, sorseggiato aperitivi e smezzato sigarette in riva al mare. Sono arrabbiata perché lo sapevamo e nonostante ciò siamo arrivati tardi. Le storie come questa sono terreno fertile per il senno di poi, ma dovrebbe bastare la prima.

Invece, stiamo ricascando nelle stesse dinamiche della primavera scorsa, con l’aggravante di non rendercene conto fino in fondo.

C’è chi dice che siamo ostaggi di una “dittatura sanitaria”, quando invece siamo semplicemente ostaggi del virus, in una guerra dove il tempismo è fondamentale per non uscirne sconfitti. Questa è un’”emergenza sanitaria”, non ha mai smesso di esserlo.

Non so come andrà questo inverno, ma so che alcuni di noi continueranno a sudare avvolti nella plastica e troppi di noi a sperare di essere uno dei tanti asintomatici e non uno dei pochi che finiscono con un tubo in gola.

Mai sottovalutare il nemico, Anche se può essere consolatorio. Anche se è invisibile agli occhi.”