Conte: “Mai affermato di essere fuori pericolo”. E ora i tagli al personale sanitario pesano come un macigno

Informativa alla Camera sul DPCM da parte del premier, che sottolinea come l'allerta non sia mai cessata. Gli ospedali, però, pagano ora le scelte governative del passato

Il premier Giuseppe Conte è intervenuto questa mattina alla Camera per illustrare il nuovo DPCM, presentato alle 13.30 di domenica 25 ottobre.

“Non abbiamo agito secondo criteri arbitrari – ha esordito il presidente –, ma ci siamo attenuti a evidenze scientifiche, che ci hanno consentito di compiere solide valutazioni prognostiche. Per questo abbiamo posto limitazioni a quei luoghi che, per loro natura, sono fonti di assembramento”.

La scelta di chiudere determinate attività non è derivata “dal mancato rispetto delle misure di sicurezza da parte dei loro gestori”, ma dall’incremento dei casi positivi e dall’indice di contagio, che ha raggiunto quota 1,5.

Conte ha poi ribadito a chiare lettere di non avere mai affermato di essere fuori pericolo e che “l’allerta fosse cessata”, asserendo inoltre di essere “sensibile” alle manifestazioni andate in scena nelle piazze italiane da parte delle categorie di lavoratori più penalizzate dalle restrizioni (“Li abbiamo incontrati e abbiamo garantito loro ristori immediati”).

Infine, il passaggio chiave: il premier ha ricordato i tagli al personale sanitario eseguiti negli anni, giustificandoli come “scelta utile a rafforzare il sistema preventivo”. Ora, chiunque può essere facile profeta, alla luce dell’emergenza Coronavirus in atto da quasi un anno in Italia e nel mondo.

Tuttavia, se va detto che nessuno può annoverare nel proprio curriculum vitae capacità di gestione di una pandemia, non si può non considerare che, se si fosse preservato numericamente il novero di medici e infermieri, forse adesso (anzi: sicuramente) tanti pronto soccorso non sarebbero chiusi h24, come accaduto al DEA di Ceva.