Welfare, Coldiretti: meno burocrazia per fare più agricoltura sociale

Occorre snellire le procedure per le aziende agricole che offrono servizi sociali sul territorio a sostegno di chi vive situazioni di difficoltà

C’è chi si occupa di persone con problemi di dipendenza, chi si dedica all’ortoterapia, all’ippoterapia e ad altre attività con disabili fisici e psichici, chi orienta l’attività agricola al miglioramento del benessere nella terza età. E ancora, c’è chi offre a persone emarginate e che vivono situazioni di difficoltà un’opportunità lavorativa e un reinserimento sociale, come Emanuele Bressi, imprenditore agricolo di Fossano, la cui storia è stata raccontata oggi come modello di agricoltura sociale durante l’evento “La vera agricoltura sociale fa bene all’Italia” organizzato da Coldiretti a Torino e trasmesso in diretta Facebook sulla pagina di Coldiretti Piemonte.

In Italia – come ha illustrato nel corso dell’evento il Direttore della Fondazione Campagna Amica, Carmelo Troccoli – esistono 9.000 fattorie sociali che producono un valore economico di 1 miliardo di euro, di cui 600 milioni in prodotti e 400 milioni in servizi sociali; sono 40.000 le persone che, solo nell’ultimo anno, attraverso l’agricoltura hanno migliorato la qualità della propria vita. La maggior parte delle esperienze legate all’agricoltura sociale si concentrano nel Nord Italia (52,4%) e Coldiretti, da oltre 8 anni, è impegnata ad attivare sul territorio piemontese progetti in questo ambito tanto che si contano oltre 600 pratiche già sviluppate.

“Il numero delle fattorie cuneesi e piemontesi impegnate nel sociale è in crescita costante – dichiara Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti Piemonte e Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo – e l’impegno degli agricoltori a sostegno di chi vive situazioni di disagio è ancora più importante oggi per quelle categorie della popolazione che hanno bisogno di un aiuto concreto a causa della crisi socioeconomica provocata dall’emergenza Coronavirus. Tuttavia, per dare concretezza ad un nuovo modello di welfare serve che si vada avanti a livello regionale, come abbiamo fatto presente alle Istituzioni nel corso dell’evento, per sburocratizzare le procedure e agevolare le imprese che si occupano di agricoltura sociale”.

“Investire in attività di agricoltura sociale – sostiene Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – significa riconoscere nei prodotti e nei servizi offerti dall’aziende agricole un bene comune per la collettività fatto di tutela ambientale, di difesa della salute e di valorizzazione della persona. Parlare di agricoltura sociale, infatti, vuol dire parlare di produzioni che creano valore economico da ridistribuire in valore sociale”.

Nel corso dell’evento il professore di Economia e Politica Agraria dell’Università di Pisa Francesco Di Iacovo ha spiegato l’evoluzione dell’agricoltura sociale negli ultimi anni e i nuovi modelli di sviluppo per un welfare sostenibile. Con Stefania Fumagalli, referente Agricoltura Sociale, sono state analizzate le buone pratiche piemontesi che, già da tempo, stanno creando “cibo civile” con conseguente aumento dei servizi nelle comunità e del benessere per le persone coinvolte e riduzione dei costi. Matteo Castella, Presidente di UE.Coop Piemonte, ha evidenziato come la cooperazione possa offrire importanti possibilità lavorative a quella parte di popolazione svantaggiata e a rischio emarginazione.

Per maggiori informazioni visitare il sito web https://cuneo.coldiretti.it