Villanova Mondovì annulla la Fiera dell’Addolorata, la rabbia dei giostrai: “Sindaco, abbiamo diritto di lavorare!”

"Chi governa (Stato, Conferenza delle Regioni e Regione Piemonte) ha decretato l'apertura al pubblico delle nostre attività: non vedo perché Lei non voglia concederci di lavorare, al pari delle altre attività che nel Suo Comune sono aperte!"

La Fiera dell’Addolorata di Villanova Mondovì, com’è noto da tempo, nel 2020 non si terrà. Una decisione assunta dal sindaco, Michelangelo Turco, e dalla sua Giunta comunale, e motivata così dal primo cittadino sui social network: “Le recenti misure di sicurezza diramate dagli organi di Governo, evidenziano una nuova e diffusa criticità. Abbiamo pertanto scelto di limitare al massimo le aggregazioni in spazi pubblici, confermando l’annullamento di tutti gli eventi collaterali (fiera mercatale e zootecnica, serate musicali, luna park, stand enogastronomici)”.

Turco ha anche sottolineato quanto fosse inopportuno, a suo giudizio, creare situazioni di potenziale assembramento nella stessa settimana che sancisce la riapertura delle scuole, ma non sono mancate le polemiche connesse a questo provvedimento, in particolar modo da parte di chi, questa festa, la anima da sempre: stiamo parlando dei giostrai, che quest’anno non potranno installare le loro attrazioni sul suolo municipale.

Sulle colonne virtuali di Facebook campeggia in queste ore una lettera sottoscritta proprio da uno di loro, che sintetizza al meglio il pensiero della categoria e contesta apertamente l’amministrazione villanovese.

“Egregio Signor sindaco – si legge nel documento –, mi scusi se vengo a distoglierla dalle sue quotidiane fatiche… Sono l’esercente dello spettacolo viaggiante, erroneamente chiamato ‘giostraio’. Cosa voglio? Semplice! Vorrei un posto per montare la mia giostra nel suo Comune, per quattro giorni (quattro!), in concomitanza con la terza domenica di settembre, così come per oltre settant’anni hanno fatto mio nonno, mio padre e, mio malgrado, spero farà in futuro mio figlio”.

Perché questa richiesta? Nel marzo del 1968 lo Stato in cui viviamo, nel riconoscere la ‘funzione sociale’ del mio servizio, ordinava alle amministrazioni comunali di reperire e regolamentare aree da destinare allo spettacolo viaggiante (non l’ha letta?), quindi riconoscendo a tutti gli effetti la professione che da generazioni svolgiamo a livello nazionale. Questo ha comportato per me tutta una serie di tasse e balzelli, al pari e per certi versi anche maggiori di tutte le altre attività commerciali private (pensavo agli oneri istruttori per l’istanza che devo abitualmente versare nel suo Comune… Tra i più cari d’Italia). Dunque veniamo a questa situazione che stiamo vivendo: il virus, i lutti, il terrore!”.

La missiva del giostraio mette poi in evidenza il via libera dato dagli amministratori nazionali e regionali: “Desidero precisare che io, prima di essere un esercente, sono un padre di famiglia e, come tale, sono preoccupato quanto lei della salute dei miei cari e di quella pubblica, ma se chi governa (Stato, Conferenza delle Regioni e Regione Piemonte) ha decretato l’apertura al pubblico della mia attività e non solo (le ricordo che dal 1° settembre sono aperti anche i grandi eventi fieristici), con l’applicazione di tutta una serie di prescrizioni da osservare (non le ha lette?), non vedo perché la Signoria Vostra non voglia concedermi di lavorare, al pari delle altre attività che nel Suo Comune sono aperte!”.

E ancora: Se lo Stato e la Regione hanno dato il via all’apertura della mia attività, pensa che per me rimangano congelate le rate dei mutui e delle finanziarie (di quest’ultime non sono mai state sospese) o che non mi vengano richieste le imposte? Sbagliato! Dal 1° ottobre tutto riparte! Quindi, oltre a non poter sostenere la mia famiglia, vedo anche la mia attività fallire. Lei non sarebbe arrabbiato? Non vorrebbe lavorare a tutti i costi? Non sarebbe nervoso? Non farebbe tutto quanto è nelle sue possibilità per evitare il tracollo? Anche se dalle sue parti è ottima e pulita, non si può campare di sola aria”.

Infine, un post scriptum che non può essere ignorato: “Le devo restituire una targa… Ciò che è riportato sulla stessa mal si sposa con il comportamento da Lei (e, non dimentichiamo, anche dalla Sua Giunta) dimostrato ultimamente nei confronti di chi ha portato da generazioni il clima di festa nel Suo paese”.