Piter “Pays-Sages” è con “La belle époque di Ormea”

Il volume di Giorgio Ferraris: storia e memoria per comprendere meglio Ormea e tutta l’alta valle Tanaro

La belle époque” di Ormea” è il titolo del volume che il sindaco di Ormea, Giorgio Ferraris, ha realizzato grazie alla sua nuova ricerca effettuata presso l’archivio storico del Comune che, attraverso storia e memoria, riporta ad un passato ricco di spunti di riflessione per comprendere meglio non solo la città, ma su tutta l’alta valle Tanaro. Il libro (edizioni Araba Fenice) raccoglie e documenta avvenimenti che hanno modificato in modo significativo la storia della valle, favorendone lo sviluppo e cambiandone radicalmente il tradizionale tessuto socio-economico alpino.

Per “belle époque” si intende qui il periodo di pace e di grande trasformazione sociale che si diffuse in molti Paesi europei attraverso l’esprit nouveau che pervase la vita quotidiana e la società soprattutto tra fine Ottocento e primi anni del Novecento. Un mondo nuovo si apriva: scoperte, invenzioni (cinema, automobile, lampadina, radio, telefono, aereo), grande creatività artistica (l’Art nouveau che in Italia assunse il nome di liberty), correnti letterarie e poetiche, musica… Si pensi a ciò che è rimasto nell’immaginario collettivo di questo periodo.  Parigi, città simbolo, con le esposizioni universali, i café chantants, la Bella Otero, le espressioni artistiche che si accompagnavano ad un vortice di progresso, l’Orient Express, i transatlantici… Ma anche l’Esposizione Universale di Milano del 1906 e di Torino del 1911: in mostra ci sono i progressi della scienza e della tecnica, in questa sorta di mitica età dell’oro, di sviluppo operoso e di pacifico benessere. Le nuove tecnologie sovvertono le tradizionali economie agricole e commerciali; la nascita delle grandi fabbriche e, con esse, di un nuovo proletariato urbano porteranno ad un cambiamento epocale.

E’ in questo scenario che in alta valle Tanaro, zona di confine tra Piemonte e Liguria, Italia e Francia, terra ricca di acque e di boschi, vengono a crearsi le condizioni favorevoli ad un cambiamento che la renderà unica rispetto alle altre valli alpine. Ciò grazie soprattutto alla costruzione della ferrovia, tra il 1885 e il 1893. Da Ceva fino ad Ormea, il tracciato è costituito da grandi opere: ponti sul fiume Tanaro con le grandi arcate in muratura, ponti in ferro a Garessio, le massicce e belle stazioni in tutti in centri abitati, con quella di Ormea costruita come stazione di transito e diventata capolinea perchè il treno per la Liguria passerà altrove per decisioni prese “dall’alto”.

Dice  Ferraris: “La costruzione della ferrovia da Ceva fino a Ormea non fu certo dovuta alla volontà di realizzare un servizio: ciò divenne però fondamentale per lo sviluppo della valle. Si trattò della costruzione del primo tratto di quello che doveva essere il collegamento del Piemonte con la Liguria di Ponente. Vicende nazionali e locali non hanno poi permesso il completamento del progetto”.

La ferrovia ha quindi determinato la storia dell’alta valle Tanaro tra fine Ottocento e i primi anni del Novecento. La presenza di questa e di altre vie di comunicazione, l’abbondanza di acque e di legname, facilitano l’insediamento di stabilimenti industriali. La Ledoga prodotti chimici, la Vetreria Polti e Biancheri e il Cotonificio Piccardo a Garessio, la Cartiera ad Ormea si affiancano alle già esistenti attività delle segherie, attività estrattive di marmo e di lignite e alle fornaci di laterizi. Ciò condiziona positivamente la vita economica e sociale ed i modelli culturali dell’intera valle creando uno sviluppo straordinario per una popolazione che al censimento del 1911 raggiunge 19.560 abitanti (5.700 a Ormea, 9.400 a Garessio!)

Un territorio vivo e vivace, con commerci e consumi nuovi, con servizi e benefici crescenti, sia per i centri urbani che per le popolose frazioni. A cui viene ad aggiungersi una novità: il turismo. La ferrovia rappresenta infatti anche la possibilità di raggiungere in comodità le montagne che offrono aria salubre, temperature moderate, riposo, passeggiate ed escursioni alle famiglie della borghesia cittadina, ai benestanti che trascorrevano gran parte dell’anno sulla Costa Azzurra o a Sanremo. Le locande e gli alberghi si ampliano, si rinnovano, altri ne nascono. Vengono allestiti servizi di vetture per raggiungere le stazioni già in funzione “buoni cavalli e una vettura comoda e decente”… Nel 1912 “Il Falconiere” di Ceva commentava così i tempi nuovi: “Ormea saluta l’alba dei tempi nuovi, di una nuova vita febbrile, più splendida e conforme agli interessi materiali e finanziari dei suoi abitanti”.