“Non basta il referendum sul taglio dei parlamentari: è fumo negli occhi”

Gli amministratori e politici locali Fabio Mottinelli, Paolo Chiarenza, Guido Giordana, Luca Ferracciolo e Denis Scotti esprimono la loro idea circa l'appuntamento alle urne del 20-21 settembre

Il referendum sul taglio dei parlamentari, in programma domenica 20 e lunedì 21 settembre 2020, fa discutere anche in provincia di Cuneo.

È di queste ore la presa di posizione di cinque amministratori e politici locali Fabio Mottinelli, Paolo Chiarenza, Guido Giordana, Luca Ferracciolo e Denis Scotti, espressa mediante una nota ufficiale diramata a mezzo stampa: “Il taglio dei parlamentari – recita il documento – viene sbandierato da molti come un grande successo di moralizzazione e di efficienza da parte della casta politica, quella che si è sempre più imposta dopo il crollo della Prima Repubblica (che era predominata dai partiti), tanto per intenderci”.

“Questa riforma – proseguono i cinque firmatari – potrebbe avere senso innovativo se manifestasse la volontà di condurre poi ad un sistema presidenziale (un potere unitario e decisionale come hanno altri Stati moderni) e alla modifica della rappresentatività e delle competenze del Senato (attualmente doppione della Camera), mediante l’inserimento del mondo del lavoro, della produzione e delle arti. Gli italiani sono coscienti che il sistema democratico ha dei costi, ma quello che non accettano sono gli sprechi e le inefficienze spropositate, le incompetenze e l’insussistenza di parlamentari senza arte né parte, che se anche diminuiscono non mutano le cose.

Guardando ai politici cuneesi, il ministro dei 5 Stelle Fabiana Dadone non intende la necessità di un cambiamento sostanziale e arriva ad affermare pubblicamente: ‘Con un Senato espressione delle Regioni o delle autonomie resterebbe solo la Camera bassa a svolgere la funzione di rappresentare i cittadini. Le due Camere, meno pletoriche, lavoreranno meglio. I parlamentari saranno necessariamente frutto di una maggiore selezione, più riconoscibili dagli elettori’. Noi replichiamo che al Senato devono andare i rappresentanti delle categorie, dei cosiddetti corpi intermedi, del volontariato. I cittadini vogliono scegliere direttamente i loro rappresentanti mediante il democratico voto di preferenza. Sia chiaro, andare a votare per il referendum va bene, ma non basta. Non ci prendano in giro buttandoci del fumo negli occhi!”.