Mondovì, la Cittadella ospiterà il nuovo polo scolastico? Il “difficile” piano del sindaco Adriano

Il primo cittadino del capoluogo monregalese illustra un progetto estremamente articolato e che potrebbe prevedere tempistiche non propriamente brevi, ma che lascia aperto uno spiraglio sulla riqualificazione in chiave scolastica del fabbricato

Uno dei tanti, troppi contenitori vuoti del rione più alto della città di Mondovì. Stiamo parlando della Cittadella, edificio sul cui recupero si dibatte da anni in città e che in passato è stato anche oggetto di un servizio del tg satirico di Canale 5 “Striscia la Notizia” a cura di Vittorio Brumotti.

In queste ore il suo nome è tornato al centro delle chiacchiere amministrative, che hanno coinvolto il sindaco di Mondovì (Paolo Adriano), l’assessore cittadino al Patrimonio (Sandra Carboni), la dirigente del Dipartimento tecnico (Carmela Masillo) e il presidente della Provincia di Cuneo, Federico Borgna. I quattro hanno sottolineato alla dirigente regionale dell’Agenzia del Demanio, Rita Soddu, quanto emerso dall’analisi effettuata dai membri della commissione speciale sugli immobili vuoti a Mondovì Piazza, presieduta dal consigliere di maggioranza Gianni Mansuino e dalla sua vice, Laura Barello (rappresentante dell’opposizione consiliare).

L’indicazione pervenuta dalla commissione è piuttosto chiara: la Cittadella è il luogo ideale in cui ospitare la nuova scuola che dovrà essere costruita nel capoluogo monregalese, con la Provincia che ha ricevuto fondi regionali per 3,5 milioni di euro, alle quali possono essere aggiunte risorse per ulteriori 4 milioni di euro. Così, Mondovì chiede alla Provincia di impegnare questi soldi nella costruzione della nuova scuola nel padiglione “Bertolotti” (la porzione centrale della Cittadella), che verrebbe raso al suolo e ricostruito.

E qui cominciano i problemi, come si evince dalla spiegazione diffusa dal sindaco Paolo Adriano mediante una lunga nota, che recita: “Gli immobili di proprietà dello Stato sono inseriti nel conto del patrimonio dello Stato e, indipendentemente dal loro valore monetario, concorrono a determinare il rendiconto generale dello Stato. La demolizione di un edificio dello Stato, pertanto, può integrare un’ipotesi di danno erariale: occorre, quindi, individuare un percorso giuridico per non incorrere in tale ipotesi. L’operazione comporta la necessità, per lo Stato, di giustificare e ammettere la demolizione del proprio bene e tutti i passaggi conseguenti. Ciò è avvenuto solo tre/quattro volte in Italia.

“Inoltre – ha aggiunto Adriano – l’intera Cittadella è inserita, come lotto unico, nella lista allegata al decreto del MEF, che definisce il perimetro e le modalità di azione del piano straordinario di vendita degli immobili pubblici, previsto dalla legge di bilancio per il 2019: è dunque necessario ottenere lo scorporo del Bertolotti, convincendo il Demanio centrale che, in realtà, non solo non vi è alcun soggetto, pubblico o privato, disponibile all’acquisto del’intero compendio, ma che l’unico modo per tentare di alienarne, in futuro, almeno una parte è che si inizi, utilizzando i 7,5 milioni di euro a disposizione della Provincia, a recuperare un lotto, il Bertolotti appunto, che però è un bene vincolato. Si tratta, dunque, di richiedere, e ottenere, dalla Sovrintendenza, che il Bertolotti venga liberato dal vincolo al fine di poter realizzare l’opera di demolizione/ricostruzione. Facile a dirsi, decisamente meno a farsi, ma vale la pena impegnarvisi. Sul sito permane ancora ad oggi un presidio della Guardia di Finanza, che occupa formalmente, ma non di fatto, alcuni manufatti secondari”.

Il primo cittadino ha quindi sottolineato che il percorso è articolato ed estremamente complesso, il che fa prevedere tempi molto dilatati, ma la direttrice del Demanio regionale si è dichiarata, unitamente ai suoi uffici, ben disposta a collaborare fattivamente con il comune nell’individuazione del percorso amministrativo e degli istituti giuridici da utilizzare, necessari a superare gli ostacoli che pone la attuale situazione giuridica del bene. È difficile, ma non impossibile”.