Crisi Covid, Coldiretti Cuneo: bene l’esonero contributivo, ma frutta grande esclusa

 Coldiretti chiede che la decontribuzione diventi una misura strutturale per garantire redditività a tutte le aziende agricole

Secondo quanto previsto dal Decreto Rilancio, è scattato l’esonero contributivo per i primi sei mesi del 2020 a favore delle imprese agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura. Una misura di grande importanza, fortemente sostenuta da Coldiretti, che tuttavia rileva l’assenza di un comparto cruciale dell’economia agricola cuneese, la frutticoltura.

L’esonero straordinario dai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro – rimarca Coldiretti Cuneo – è un intervento indispensabile a sostegno delle filiere agroalimentari duramente colpite dalla crisi innescata dalla pandemia, che non ha risparmiato neppure le aziende frutticole, già alle prese con i danni determinati dalle violente ondate di maltempo dell’estate 2020, frutto del cambiamento climatico in atto, oltre che con lo sfruttamento vergognoso che da anni i produttori subiscono, lavorando sotto i costi di produzione con gravi diminuzioni di reddito che rendono insostenibile la situazione.

“Per questo – dichiara Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo – abbiamo chiesto che potesse beneficiare dell’esonero contributivo tutto il settore agricolo, nessuna azienda esclusa. Questa è stata la nostra prima richiesta e continueremo a portarla avanti con determinazione. Lavoreremo perché la decontribuzione non sia un intervento straordinario, riservato solo ad alcuni comparti, ma una misura strutturale per garantire redditività a tutte le aziende agricole”.

“È essenziale ridurre il costo del lavoro per le imprese frutticole – aggiunge Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – per colmare il divario con il resto dell’UE e recuperare lo svantaggio competitivo con Paesi come la Germania, la Francia e la Spagna, dove le imprese agricole si avvantaggiano di costi molto più bassi dei nostri per dare lavoro agli stagionali”.

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