Quantcast

Cesare Pavese, le sue ultime ore prima di morire foto

Il ricordo dell'autore nei 70 anni dalla scomparsa: "L'idea del suicidio era una protesta di vita, che morte non voler più morire".

Torino. Il 20 agosto 1950 (70 anni fa) si spegneva in una camera d’albergo in centro Torino, Cesare Pavese: uno dei più importanti scrittori del secolo.

In una Torino calda, noiosa, con poche macchine e poche persone, prese piede una decisione a lungo meditata e a lungo citata nei suoi scritti: il suicidio.

Erano circa le 20:30 di domenica 27 agosto quando, dopo un sabato sera passato con l’amico Paolo Spriano, il cameriere forzò la porta della stanza n.43 dell’hotel “Roma” nei pressi di Porta Nuova e vide Pavese steso per terra. 20 bustine di sonnifero ingerite in un colpo solo. In un articolo su “La Stampa” si ricorda che << Si era tolto le scarpe, teneva un braccio piegato sotto la testa e un piede che penzolava fino a toccare il pavimento – continua la cronaca di Lorenzo Mondo – Venti bustine vuote di sonnifero, chiari indizi di volontà suicida, furono trovate sulla mensola del lavabo insieme ad alcune cialde. Sul davanzale della finestra si volatizzarono gli apparenti resti di una lettera incenerita>>

 

A fianco del cadavere di Pavese, sul comodino, un pezzo di carta scritto con calligrafia ferma e sicura “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

Cesare Pavese,perdono tutti

Sul comodino c’era anche il libro a Pavese più caro: “Dialoghi con Leucò” , la  “chiave della sua personalità, il tentativo più profondo e originale dell’arte sua”.

Anche la sua amante americana, l’attrice Constance Downling, alla notizia del suicidio di Pavese si racconta che disse: “Mio Dio, non sapevo che fosse uno scrittore così importante”.

Constance Dowling

Le cronache dei giorni seguenti la definiscono ” una crisi di depressione nervosa, di cui non si conosceranno mai (com’è giusto, come egli stesso ha voluto) le cause che hanno indotto lo scrittore al suicidio … Tutti erano legati a lui da un affetto profondo, più sovente inespresso che manifesto, tanto Pavese era di temperamento chiuso e scontroso … Negli ultimi quindici giorni, mentre quasi tutti gli amici erano lontani in villeggiatura, Pavese era rimasto a Torino. Forse egli già si preparava a morire” (La Stampa, 29 agosto 1950).

Negli ultimi pensieri inseriti nella raccolta “Il mestiere di vivere”, durante l’ultimo periodo citiamo i seguenti:

1 gennaio
Passeggiata mattutina. Bel sole. Ma dove sono le impressioni del ’45-’46? Ritrovato a fatica gli spunti, ma niente di nuovo. Roma tace. Né le pietre né le piante dicono più gran che. […] Anche il dolore, il suicidio, facevano vita, stupore, tensione. In fondo ai grandi periodi hai sempre sentito tentazioni suicide. Ti eri abbandonato. Ti eri spogliato dell’armatura. Eri ragazzo. L’idea del suicidio era una protesta di vita. Che morte non voler più morire
16 agosto:
…Perchè morire? Non sono mai stato vivo come ora, mai così adolescente” 
Chiodo scaccia chiodo, ma quattro chiodi fanno una croce” 
Non ho più nulla da desiderare su questa terra, tranne quella cosa che quindici anni di fallimenti ormai escludono.
Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò” 
18 agosto:
… Basta un po’ di coraggio.
Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita di dibatte, e cade l’idea del suicidio.
Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto.
Ci vuole umiltà, non orgoglio.
Tutto questo fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriverò più. 
Oggi, fuori dall’hotel Roma, non sono presenti targhe di commemorazione, frasi celebri o memoriali in onore dell’autore. Si è rispettato il volere dell’autore, quello di non fare pettegolezzi.

La casa editrice Einaudi, in onore del settantesimo aniversario dalla scomparsa, ha ripubblicato le principali opere dell’autore. Le introduzioni sono state curate da contemporanei e celebri scrittori.