2020: l’annus horribilis dell’Etiopia

Carestia, siccità, locuste, Covid-19 e inondazioni stanno mettendo in ginocchio la popolazione

Gli etiopi sono abituati alle difficoltà e alle emergenze, spesso sono la quotidianità. Ma gli anziani dei villaggi non hanno memoria di una situazione simile: carestia, siccità, invasione delle locuste e inondazioni non si sono mai concentrate in un lasso di tempo così breve. “Conosco questo Paese da quasi 40 anni – spiega Roberto Rabattoni, presidente del Centro Aiuti per l’Etiopia, un’associazione di volontariato che lotta contro ogni forma di povertà in questa terra – e pensavo di aver visto di tutto. Invece mi sbagliavo: quest’anno l’Etiopia è colpita su più fronti, si passa da un’emergenza all’altra senza soluzione di continuità.

Di fronte a tutto questo il coronavirus, l’ultimo arrivato, paradossalmente fa meno paura. Perché la gente ha fame. Tanta fame”. È questo il grido che arriva da Addis Abeba cercando di farsi strada tra le mille richieste di aiuto. “Sono stato a Durame – prosegue Rabattoni – una cittadina nel sud-est dell’Etiopia per rendermi conto di persona dei danni che le piogge torrenziali hanno provocato. Una distesa di campi allagati, che non daranno frutti, “case” di fango e legno distrutte, persone che vagano senza sapere dove andare, alla ricerca di cibo e di un rifugio per dormire perché di notte le temperature sono basse e i bambini sono i primi ad ammalarsi”.

Oltre 17.000 famiglie in quest’area sono rimaste senza nulla. Polmoniti, tubercolosi e colera hanno fatto strage di bambini. Secondo l’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, a metà maggio si contavano già 470.163 persone colpite dalle alluvioni, straripamenti di fiumi e dighe e oltre 300.000 sfollati. A questi numeri, di per sé drammatici, si sono aggiunti l’aumentato rischio di diffusione del coronavirus, l’epidemia di colera e altre malattie dovute al deterioramento delle condizioni sanitarie e all’uso di acqua contaminata.

Proprio l’acqua, l’alimento più prezioso, in Etiopia è spesso causa di morte o di malattie come dissenteria, poliomielite, vermi intestinali e tracoma. Già nel 2003 Alemayehu Wondagegneh, consulente per l’inquinamento da pesticidi della Fao, l’Agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura, lanciava l’allarme legato al largo utilizzo in Africa di pesticidi obsoleti, ormai vietati e assimilabili a rifiuti tossici in altre parti del mondo, e di altri prodotti chimici come i fertilizzanti.

In Etiopia quasi tutti gli stranieri hanno lasciato il paese quando sono stati riscontrati i primi casi di Covid-19. Anche molti operatori umanitari. Rabattoni non ha lasciato la “sua” Etiopia, la “sua” gente. È sempre rimasto con loro, anche a rischio della propria salute. “Da soli non possiamo fare nulla – ripete insistentemente il presidente del CAE – insieme, anche in passato, abbiamo fatto tanto. Possiamo farlo ancora. Ma bisogna agire subito, distribuendo cibo e medicinali. Non lasciateli soli. Non lasciateci soli”.

Per contribuire alla campagna “Emergenza Fame Covid-19” è possibile chiamare il numero 0323.497320 o visitare il sito www.centroaiutietiopia.it; IBAN IT 94 P 03069 09606 10000 0121076 intestato a Centro Aiuti per l’Etiopia