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L’assessore Ricca e gli acquisti della Regione durante l’emergenza sanitaria

La seduta della Commissione legalità del Consiglio regionale di giovedì 16 luglio è stata dedicata alle gare bandite dalla Società di committenza Regione Piemonte (Scr) durante le fasi più critiche dell’emergenza sanitaria Covid-19.

La seduta della Commissione legalità del Consiglio regionale di giovedì 16 luglio è stata dedicata alle gare bandite dalla Società di committenza Regione Piemonte (Scr) durante le fasi più critiche dell’emergenza sanitaria Covid-19. L’assessore Fabrizio Ricca ha ricostruito i passaggi essenziali degli appalti per la fornitura dei dispositivi di protezione individuale e di mascherine per i cittadini.

«Il 18 marzo – ha detto Ricca – sono stati pubblicati due bandi per il reperimento urgente di gel igienizzante e camici. Le proposte di offerta sono state inviate all’Asl To3 per la valutazione, ma la maggior parte delle proposte erano prive delle certificazioni essenziali e alcuni ordini sono stati annullati per l’impossibilità della fornitura. Il 28 marzo Scr ha aggiudicato la gara per l’acquisizione di materiale monouso di vestizione e protezione e di altri dispositivi urgenti alle aziende sanitarie».

«Tra gli aspetti più controversi della gestione dell’emergenza c’è la fornitura dei dispositivi di protezione agli operatori sanitari e delle mascherine da distribuire ai piemontesi» sottolinea il capogruppo di Liberi uguali verdi, Marco Grimaldi. «La seduta della Commissione legalità è servita per chiarire la vicenda di un lotto della gara più importante, dall’importo complessivo di 118.576.739 euro. Come emerso da alcune inchieste giornalistiche, c’è stato un cambiamento di aggiudicazione dopo che una prima azienda cinese vincitrice si è tirata indietro. L’azienda che l’ha sostituita, sempre cinese, è stata segnalata proprio da quella che ha rinunciato: non ho le competenze per dire che vi sia qualcosa di sbagliato ma certo è una prassi davvero irrituale».

«Per quanto riguarda l’altra gara, quella da 5 milioni di euro bandita il 9 aprile per comprare 5 milioni di mascherine, abbiamo scoperto che il grido Il Piemonte fa da sé della Giunta leghista è stato tutto un bluff», attacca Grimaldi. «La verità è che il Piemonte non ha fatto da sé un bel niente, specie per quanto riguarda la produzione delle mascherine e questo, come è emerso anche dai funzionari di Scr che hanno parlato in Commissione legalità, non sarebbe stato neppure possibile perché una gara tutta piemontese sarebbe stata contraria alle leggi sulla concorrenza. Che le mascherine fossero fatte sotto il Vesuvio o sotto il Monviso poco ci cambia, l’importante è che fossero sicure e certificate: a questo proposito, la sensazione è che in questo lavoro Scr sia stata completamente sola. Per questi motivi – conclude Grimaldi – chiediamo un supplemento di indagine, vogliamo infatti capire se tutti i Dpi arrivati sui volti dei piemontesi rispondessero a standard di qualità elevati e proteggessero davvero dal contagio».