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L’onorevole Giannone accanto alla mamma cuneese che lotta per riavere i suoi 4 figli

"Continueremo a batterci contro un sistema che con la giustizia nulla ha a che fare, lo faremo per riportare serenità nella vita di questi bambini" ha dichiarato

La notizia del trasferimento dei 4 ragazzi cuneese in diverse comunità ha raggiunto come un fulmine a ciel sereno anche l’onorevole Veronica Giannone, membro della commissione parlamentare per l’infanzie e l’adolescenza. La Giannone ha seguito in questi mesi da vicino l’evolversi della vicenda.

Ecco cosa ci ha raccontato in merito.

Come ha conosciuto Anna e la sua storia? “Nel dicembre 2019 ho ricevuto un messaggio su facebook da un ragazzino che mi raccontava la sua storia e mi chiedeva di aiutare lui, suo fratello e le sorelle a tornare a casa. Ho richiesto subito il contatto della madre e del suo legale per richiedere ulteriori informazioni e le documentazioni relative al caso. Così ho conosciuto Anna. Mi sono Interfacciata con il suo legale, l’avvocato Morace, che, su autorizzazione della stessa, ha condiviso con me i documenti utili a studiare la vicenda della signora e dei suoi 4 figli.”

A questo punto come si è mossa? “Ho ritenuto opportuno sin da subito scrivere un esposto via Pec alla Procura di Cuneo per rendere nota la richiesta dei minori e le difficoltà che stavano affrontando, il dolore che stavano provando. Nel contempo ho scritto, con il supporto del legislativo che mi aiuta in questo lavoro, un’interrogazione depositata in commissione giustizia presso la Camera dei deputati, purtroppo non ancora calendarizzata, nella quale richiedevo al Ministro Bonafede di far valutare il caso agli ispettori del Ministero. Ho, in seguito, scritto una lettera alla Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Piemonte, all’assessore alle politiche sociali della Regione, al direttore di neuropsichiatria del cuneese ed infine al direttore dei servizi sociali che si dovevano occupare della tutela dei minori.”

Ha ottenuto risposte dagli organi competenti? “L’unica risposta ricevuta è stata dal direttore dei servizi sociali che descriveva l’operato dei servizi sociali e il rispetto di quando definito dal giudice, nulla di più. Mi aspettavo sinceramente un interesse maggiore da parte di tutti nell’ascolto dei minori e soprattutto nel cercare di assecondare le loro richieste per riportare serenità nelle loro giovanissime vite. In parte pareva che alcune delle autorità o persone a conoscenza del caso avessero ben chiaro come tutelare il benessere dei minori tant’è che il Pubblico Ministero e la neuropsichiatria avevano richiesto il ritorno per loro a casa della mamma, come soluzione migliore.”

Cosa pensa dell’ultimo cambio repentino riguardante la vicenda? Venerdì (n.d.r. 10 luglio) l’epilogo di questa storia è stato drammatico. I quattro fratelli e sorelle sono stati prelevati al mattino dai servizi sociali che li hanno divisi, così come disposto dal decreto del giudice onorario da poco nominato, in 4 strutture differenti, 3 delle quali nel Torinese. Una decisione che sembra voler distruggere l’unione tra i 4 fratelli, come se la loro unione potesse essere dannosa. Strappare questi bambini e ragazzi da un contesto già difficile, ma che almeno li vedeva insieme, per ritrovarsi soli in un luogo sconosciuto con persone sconosciute, fa rabbrividire. Uno di loro, il piccolo di 11 anni, è addirittura scappato dalla struttura dove era stato appena portato, per cercare di prendere un treno e tornare a casa dalla mamma. Per fortuna il bambino sta bene, non gli è capitato nulla, anche grazie all’intervento della polizia di Torino, ma, mi chiedo, come sia possibile non comprendere che l’ unico desiderio di questi bambini è quello di tornare a vivere sereni nella loro casa? Come si può solo pensare che questo provvedimento sia nel loro interesse? Comincio a credere che esista veramente un problema di giustizia per tutti coloro che denunciano violenze e abusi in famiglia. Anche qui delle giovani vittime, il padre dei ragazzi infatti è indagato per presunti abusi sessuali compiuti nei loro confronti. Dopo aver denunciato il padre si trovano ad essere puniti. Si perché finire in una casa famiglia, separati, in città diverse, senza contatti con la propria madre, cosa può essere se non una punizione? Come si può chiedere ad un bambino di avere fiducia nella giustizia con questi risultati?”

Conclude: “Continueremo a batterci contro un sistema che con la giustizia nulla ha a che fare, lo faremo per riportare serenità nella vita di questi bambini.”