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Niente Commissione d’inchiesta sulla sanità piemontese

Mentre la magistratura ha iniziato indagini conoscitive un po' in tutte le province piemontesi, in Consiglio regionale viene bocciata la commissione d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria in Piemonte

E’ come in guerra, quando dopo un bombardamento si fanno i conti dei danni, così dopo la fase acuta dell’emergenza coronavirus, mentre cerchiamo di ritrovare quella normalità dimenticata da fine febbraio, ecco che iniziano le domande su come è stata gestita l’epidemia in Piemonte. Sono le questioni di cui abbiamo già sentito tanto parlare: la mancanza dei dispositivi da distribuire ai medici e al personale sanitario, la carenza di mascherine, le gestione dei tamponi, il perché nei nuclei famigliari conviventi qualcuno è stato sottoposto al tampone e altri no, la questione relativa alle Rsa con le decine di morti che si sono dovuti registrare in strutture dove erano ricoverati pazienti fragili a causa di altre patologie e per l’età stessa. A porsi queste domande non sono solo i cittadini e gli operatori della sanità, quelli tante volte definiti eroi e poi mandati allo sbaraglio, ma anche la stessa magistratura che ha aperto fascicoli d’inchiesta un po’ in tutte le province piemontesi, Cuneo compresa. Al momento vengono assunte dagli inquirenti tutte le informazioni ritenute necessarie, per cui non sono state individuate delle responsabilità precise e solo più avanti sarà possibile comprendere la portata delle inchieste avviate.

L’unica che non ritiene opportuno indagare a quanto pare è la politica, dal momento che il Consiglio regionale ha respinto la richiesta di avviare una commissione d’inchiesta per far luce sulla gestione dell’emergenza. Come sempre capita in questi casi, dietro le quinte c’è stata una serie di trattative per arrivare a una decisione che fosse condivisa, dopo la richiesta avanzata dalle opposizioni. Ma alla fine è pervenuto il no, che a quanto pare è stato richiesto dal governatore Cirio e dall’assessore Icardi. E, parallelamente, a saltare sarà anche un’altra commissione, quella sull’Autonomia, tanto cara ai leghisti, perché nel gioco della politica, l’accordo era che il via libera per una desse spazio anche per la nascita della seconda.

A questo punto niente inchiesta né indagine, con al massimo la possibilità che a occuparsi della questione Covid sia la commissione Sanità presieduta dal leghista Alessandro Stecco e quindi opposizioni che “insorgono” e annunciano rappresaglie emendative, a partire dall’Omnibus, il provvedimento collegato alla Legge di Stabilità, in cui sono inseriti i provvedimenti sulla caccia, fino alla commissione Autonomia.

E’ sicuramente un’occasione persa, perché era interesse di tutti, a partire dai cittadini, poter discutere in una commissione apposita come è stata condotta la lotta al covid-19 in Piemonte, anche per fugare i mille dubbi nati in questo periodo. Perché è vero che si è trattato di un evento imprevisto, di portata mondiale, ma è altrettanto vero che dopo il primo momento di incertezza, chi ha l’onere-onore di governare dovrebbe dimostrarsi pronto nell’adottare misure concrete. Non erano richiesti miracoli, ben inteso, ma la capacità di individuare i problemi e tentare, per quanto possibile, di risolverli. I cittadini hanno visto la nascita di Unità di Crisi, di un gruppo di esperti guidati dal professor Ferruccio Fazio, di un altro guidato dall’ex parlamentare Giovanni Monchiero, hanno visto emanare disposizioni e contro disposizioni, norme e contro norme ma all’atto pratico ne hanno tratto la sensazione di una navigazione a vista, senza una programmazione, indispensabile per evitare passi falsi.

Confusione c’è stata e a farne le spese, in tutto questo periodo, è stato unicamente  Mario Raviolo, il criticato responsabile dell’area della Maxiemergenza Sistema 118. Criticato, sì, ma non è possibile ritenerlo l’unico ad avere mancato in qualcosa, nelle sue competenze.  L’assessore Icardi, da parte sua, aveva annunciato di prendersi una settimana di riflessione per decidere se dimettersi oppure no. La settimana è passata ampiamente ma non è successo nulla anzi, qualcosa è successo, dal momento che Icardi è ancora al suo posto.

Comunque sia, qui non si tratta di addossare la colpa a qualcuno ma semplicemente  di comprendere come sono andate le cose e migliorare ciò che non ha funzionato perché da questa emergenza stiamo per uscire ma non è esclusa una nuova futura ondata e per quella dovremo essere preparati perché dagli errori si impara, sempre. E l’immagine che la politica del Consiglio regionale ha dato non pensiamo che concorrerà ad aumentare la fiducia dei cittadini nei suoi confronti.