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Necessaria la riforma delle strutture per anziani

L'emergenza coronavirus ha messo in evidenza le problematiche relative alle Rsa che adesso dovranno essere riviste nella loro funzionalità

Mentre si discute ancora in merito al nuovo decreto ministeriale, valido da lunedì scorso al 14 luglio, che recita: “L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (Rsa) e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione” decreto per altro adottato dalla Regione pur tra molte polemiche, la fragilità del sistema che l’emergenza covid-19 ha messo in luce ha reso inevitabile una revisione dello stesso nel prossimo futuro.

E su questa necessità concordano gli stessi gestori delle strutture che all’assessore Icardi, il quale ha annunciato di avere allo studio un “nuovo modello” capace di integrare sanità e assistenza, dicono chiaramente “basta con gli annunci”.

La discussione su quanto è successo nelle Rsa e nelle case di riposo dovrà essere approfondita, specie alla luce dei tanti contagi e dei molti decessi che purtroppo si sono registrati. E che siano state l’anello debole, loro malgrado, durante l’emergenza coronavirus è dimostrato dalle misure estremamente restrittive che sono state emanate in questo periodo sia per quanto riguarda le visite agli ospiti delle strutture che per le loro eventuali uscite dalle stesse per passare qualche ora in famiglia.

La riforma del settore è quindi inevitabile e lo stesso assessore ha ammesso che “ha mostrato più di una falla”. “Ci sono tante cose da rivedere” ha detto Icardi anche durante l’incontro tenutosi lunedì con i sindacati dei lavoratori delle Rsa ed è un ragionamento che sta portando avanti con la task force presieduta dall’ex ministro Ferruccio Fazio. Ovviamente è un processo che deve portare a un sistema diverso rispetto all’attuale, e che deve essere raggiunto lavorando in sinergia con i gestori, i sindacati e coinvolgendo anche l’altro assessorato interessato, quello alle Politiche sociali.

Una delle ipotesi che vengono vagliate è quella di una accentuazione della domiciliarità, cioè dell’assistenza a casa da parte del personale delle strutture, in una sorta di Rsa “aperte”, argomento già discusso in passato ma senza che poi si fosse passati all’attivazione del servizio.

Ma c’è un altro aspetto che deve essere considerato ed è quello relativo all’assistenza medica all’interno delle Rsa perché attualmente gli ospiti sono in carico ai medici di medicina generale mentre il sistema sanitario regionale fornisce assistenza attraverso degli infermieri, pagando l’integrazione della retta quando il servizio rientra nei livelli essenziali di assistenza. E alla direzione sanitaria della struttura spetta unicamente un ruolo organizzativo, non potendo intervenire sulle terapie somministrate agli ospiti.

Sulla riforma da attuare interviene anche Michele Assandri, presidente regionale di Anaste, una delle associazioni di rappresentanza dei gestori delle strutture che criticamente sottolinea come tutti segnalino l’esistenza del problema della riforma, ma nessuno vuole prendersi in carico il processo. Il ritratto ad oggi delle Rsa che viene fatto da Assandri mette in evidenza che è stata data loro forma giuridica sanitaria, secondo le prescrizioni ministeriali del 2010, mentre in realtà sono strutture socioassistenziali.

E per quanto riguarda l’assistenza medica all’interno delle strutture, l’associazione dei gestori sottolinea la necessità da parte degli ospiti di poter avere un supporto medico continuo e quotidiano, sabato e domenica compresi, cosa che non è possibile fare per i medici di base ai quali attualmente è deputata l’assistenza dei loro pazienti ricoverati nelle Rsa. Se la gestione clinica degli ospiti fosse a carico delle Rsa ci sarebbe da considerare una spesa maggiore per la sanità regionale, che però verrebbe compensata dalla diminuzione dei ricoveri in ospedale.

Tra le riforme necessarie anche quella della tipologia delle strutture. L’ex ministro Fazio al riguardo dice che: “Attualmente sono sette e credo potrebbero essere ridotte a due o tre, introducendo una semplificazione. Lo stesso minutaggio dell’assistenza infermieristica è un elemento che pone delle complicazioni e quindi si dovrà stabilire un rapporto ottimale tra infermiere e numero di ospiti, tenendo conto delle patologie e prevedendo un criterio meno limitante”.

Fazio sottolinea anche, tra le possibilità nel nuovo modello di Rsa,l’ipotesi di “inserire nelle strutture dei posti di continuità assistenziale, rafforzando in concreto il concetto di medicina del territorio”. Considerazioni concrete di un ex ministro della Sanità ma anche del direttore sanitario dell’Opera Pia Garelli, la residenza per anziani di Garessio, Comune di cui Ferrucio Fazio è sindaco.