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Lunedì niente visite nelle Rsa

Contrariamente a quanto ci si aspettava lunedì 15 non saranno ancora permesse le visite ai ricoverati nelle Rsa Intanto cresce l'opposizione alla bozza elaborata dall'assessorato alla Sanità in vista della ripresa dell'attività nelle strutture

La Regione ha predisposto un documento, per ora una bozza, in cui sono contenute le  indicazioni operative per la ripresa delle attività nelle Rsa, documento inviato a tutte le sigle che riuniscono le 730 strutture del Piemonte, laiche e religiose. In attesa della valutazione che ne verrà fatta dalle strutture, le prime reazioni sono nettamente contrarie. Hanno iniziato i sindacati, che hanno accusato l’assessorato alla Sanità di non essere stati consultati ma si stanno facendo sentire soprattutto le famiglie delle persone ricoverate nelle Rsa, che si lamentano per la severità delle misure adottate che mettono a rischio la possibilità di recarsi con regolarità in visita ai propri cari.

Intanto, lunedì prossimo, 15 giugno, contrariamente alle aspettative, nelle strutture per anziani non saranno ancora possibili le visite dei parenti e stiamo parlando di persone che sono lontane dai propri cari da più di tre mesi.  In questo caso la responsabilità non è della Regione quanto dell’ultimo dpcm del premier Giuseppe Conte e del ministro della Salute, Roberto Speranza, arrivato solo giovedì sera in assessorato e che stabilisce che l’accesso di parenti e visitatori alle rsa è “limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura”. Dal momento che non sono state indicate delle date, i gestori hanno valutato che il blocco degli accessi valga fino al 31 luglio, quando scadrà lo stato di emergenza nazionale, facendo salire così a cinque i mesi senza contatti tra famiglie e anziani.

La decisione di riaprire le strutture era cosa fatta, mettendo da parte la considerazione che il coronavirus ha contagiato il 35% almeno dei circa 30mila ospiti, con i mille decessi che sono stati stimati. Lo stesso assessore Icardi dichiarava che: “La distanza dai propri cari causa un disagio psicologico che porta anche problemi di salute”. Apertura delle strutture quasi certa, con la messa in opera di misure in grado di garantire la sicurezza a ospiti e visitatori come, per esempio, l’uso di spazi esterni, impiego di plexiglas per dividere le persone, addetti incaricati di far rispettare le distanze. Invece, niente da fare, tutto rinviato.

A essere presi in contropiede sono anche i gestori delle Rsa che, per bocca di Paolo Spolaore, vicepresidente di Confindustria Sanità e portavoce delle 11 associazioni in rappresentanza delle strutture commentano: “Siamo rimasti spiazzati. Non possiamo nemmeno fare formazione per i nostri operatori, è vietato che si incontrino. Speriamo che Roma ci ripensi. Purtroppo – continua Spolaore – non è nemmeno indicato in quali casi specifici si potrà fare entrare il parente. Per ora, chi può proverà a usare giardini, terrazze e cortili, per lo meno per far vedere a distanza le famiglie. Ma questo è sicuramente impossibile per gli anziani allettati: hanno fratture di femore, problemi cardiaci, noi non possiamo correre rischi. Di sicuro cercheremo di migliorare i sistemi di comunicazione a distanza, come tablet o cellulari, ma certo non è la stessa cosa”.

A essere facilitati, in questa fase post emergenza acuta, sono gli ingressi di nuovi ospiti nelle Rsa. I gestori dovranno seguire le linee guida dell’Istituto superiore di Sanità, che prevedono doppio tampone negativo e isolamento di 14 giorni. Attualmente in Piemonte ci sono almeno 4.500 posti letto liberi, il 20 per cento del totale, il che significa zero rette. Per contro, ogni mese vengono spesi in media 90 euro a dipendente solo in mascherine, a cui si devono aggiungere i costi per il resto della dotazione situazione che mette a rischio le strutture che non riescono più a reggere con l’associazione Anaste che stima già in 250 i dipendenti in cassa integrazione mentre i sindacati hanno chiesto l’intervento delle Prefetture.