L’Uncem protesta per i comuni esclusi dal Piano nazionale banda ultralarga

Il Piano nazionale banda ultralarga continua ad attirare le critiche da parte dell'Uncem, che ora mette in evidenza l'assurdità del non aver compreso nel Piano otto comuni piemontesi di cui quattro nella Granda

L’emergenza coronavirus ci ha fatto scoprire le potenzialità dello smart working e i nostri figli hanno potuto continuare a studiare anche a distanza grazie a internet. A patto, però, di poter disporre di connessioni efficaci e di non vivere in luoghi dove la tanto decantata rete è ancora un miraggio. Lo sa bene l’Uncem, Unione nazionale dei Comuni e degli enti montani, che torna a criticare il Piano nazionale banda ultralarga.

Dopo aver segnalato i due anni di ritardo nell’attuazione del piano, la scelta di tagliare fuori le case sparse e le lungaggini che passano tra progettazioni, avvio dei lavori, fine dei lavori e attivazione, a far discutere ora è l’esclusione dal piano, comunicata da Regione e Infratel, di otto Comuni. Sono Castelspina, Molino dei Torti, Bruino,Susa e i cuneesi Argentera, Moiola, Pietraporzio e Sambuco. La motivazione che è stata data all’esclusione,come si legge nella revisione del Piano, è il fatto che “A  seguito di un’indagine puntuale derivante dalla progettazione si è rivelato che la copertura dei privati nelle aree più densamente abitate (poste a gara come aree obbligatorie) supera il 95% delle unità immobiliari in tali aree”.

Marco Bussone e Lido Riba, presidenti nazionale e regionale di Uncem intervengono segnalando che : «Non ci risulta che le coperture della banda ad Argentera o a Pietraporzio siano particolarmente efficaci, per usare un eufemismo. Il Piano banda ultralarga è bloccato e oggi otto Comuni vengono stralciati, con scarne comunicazioni ai sindaci dicendo che, essendo già coperti dai privati, in quei paesi non c’è bisogno dell’intervento con fondi pubblici. È un’assurdità. Se il piano non si sblocca, siamo pronti a supportare tutti i Comuni piemontesi e italiani in azioni legali”.