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L’app Immuni bocciata dai consulenti di Cirio

Un milione di download in due giorni per l'app Immuni, ideata per tracciare il coronavirus, ma non bastano per convincere i consulenti del governatore Cirio che giudicano l'applicazione inutile

Solamente ieri avevamo parlato dell’app Immuni, ideata con l’intento di contrastare il contagio da  coronavirus e arrivata, in soli due giorni da quando è disponibile, a ben un milione di download. Parallelamente a questa notizia dobbiamo riportare la bocciatura arrivata a stretto giro da parte dei consulenti del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che non solo dicono che l’app è poco utile, ma ne sconsigliano addirittura l’uso.

I motivi di questo giudizio negativo? L’app non è semplice da scaricare, non è possibile farlo su tutti i telefoni e, dato non trascurabile,  gli anziani ne sono tagliati fuori. Molti dubbi anche sulla rilevazione dei dati da un telefono all’altro, che si basa su bluetooth.

Ma c’è di più, perché a essere in discussione è anche la scelta di puntare sul sistema decentralizzato anziché su quello centralizzato: nel primo caso i dati vengono raccolti e conservati solo sugli smartphone mentre nel secondo vengono conservati e gestiti su un server centrale. Il sistema decentralizzato, però, tutela la privacy delle persone, mentre con quello centralizzato la segnalazione della positività, che deve essere fatta al sistema sanitario, è compito della persona interessata.

I consulenti di Cirio, con in testa il professor Ferruccio Fazio, considerando che in Piemonte viene utilizzato un sistema di tracciamento affidabile, ritengono opportuno di non incentivarne l’uso anche se, ovviamente, non è vietato scaricare l’app, solo che i dati relativi verranno caricati sulla piattaforma Covid unicamente per una valutazione dell’andamento epidemiologico e niente più.

Il fatto curioso è che sia proprio il Piemonte a dimostrarsi critico nei confronti di Immuni, che è stata invece accolta con entusiasmo dal ministro per l’Innovazione, la torinese Paola Pisano, che prima di approdare al ministero ricopriva analoga carica nella giunta comunale guidata da Chiara Appendino. E proprio in quel ruolo la ministra era incappata nella disavventura legata al tentativo di modernizzare il servizio di anagrafe del comune. A impedire che gli uffici riuscissero a smaltire più rapidamente le code agli sportelli era stata una banalità e cioè la mancanza di una semplice presa di corrente necessaria a far funzionare i due robot acquistati dall’allora assessora a quello scopo. Seguirono molte polemiche, che la Pisano si lasciò alle spalle per approdare nella Capitale.