La Regione al lavoro per la nuova rete ospedaliera

La commissione presieduta da Giovanni Monchiero sta disegnando la nuova rete ospedaliera con 299 letti in più in quasi tutti gli ospedali della regione per quanto riguarda la terapia intensiva, 305 ulteriori postazioni di terapia semi-intensiva, ristrutturazione dei Pronto Soccorso in cui saranno presenti zone di pre-triage e percorsi che consentiranno di ridurre il più possibile il rischio di contagio.

299 letti in più in quasi tutti gli ospedali della regione per quanto riguarda la terapia intensiva, 305 ulteriori postazioni di terapia semi-intensiva, ristrutturazione dei Pronto Soccorso in cui saranno presenti zone di pre-triage e percorsi che consentiranno di ridurre il più possibile il rischio di contagio. Queste alcune delle misure, probabilmente le principali, contenute nel piano predisposto dalla commissione presieduta da Giovanni Monchiero che le girerà a breve all’assessore alla Sanità Luigi Icardi, nel rispetto dei parametri e dei tempi imposti dal Governo e spiegati dalla circolare del ministero della Salute, la stessa che aveva provocato una revisione della distribuzione dei nuovi posti di terapia intensiva in caso di una recrudescenza autunnale dei contagi da coronavirus, revisione dovuta al fatto che la circolare ministeriale è arrivata quando i progetti organizzativi erano già in fase avanzata di studio. E il rivoluzionamento causato dalla circolare riguarda l’ipotesi di concentrare soprattutto su ospedali di piccole e medie dimensioni i posti di terapia intensiva predisposti per una possibile nuova emergenza, mentre le strutture più importanti, quelle dove si effettuano prestazioni di eccellenza e si concentra il maggior numero di pazienti, avrebbero dovuto essere considerate covid-free.

Monchiero è riuscito però, forte della sua esperienza di dirigente di aziende sanitarie, prima ancora che di parlamentare, ha stilato un elenco, non ancora ufficiale, che  prevede un notevole aumento dei posti di rianimazione soprattutto nelle maggiori strutture ospedaliere piemontesi. Per quanto concerne l’ospedale Santa Croce di Cuneo, per esempio, dagli attuali 25 posti in rianimazione si passerebbe a 40 mentre il nuovo ospedale di Verduno a regime ne prevede 26.

In generale, i numeri che vengono segnalati potrebbero ancora cambiare ma nella sostanza non verrebbe modificato il totale stabilito dal ministero, per una spesa stimata attorno ai 50 milioni a cui ne vanno aggiunti altri 30 per le postazioni di terapia semi-intensiva. Tutto denaro che arriverà dallo Stato  mentre per i 25 milioni necessari per adeguare i locali dei Pronto Soccorso non ci sarebbe la copertura totale da parte dei finanziamenti stabiliti dal decreto. A questo proposito bisogna però segnalare che la task force di Monchiero e gli  uffici regionali dovrebbero essere riusciti a trovare il modo di  assicurare la copertura per questi interventi che, peraltro, le disposizioni ministeriali rendono obbligatori. Un’altra impresa simile ci vorrebbe per far tornare i conti dato che a fronte dei 111 milioni stanziati dal Governo ci sono richieste pervenute dalle aziende sanitarie pari a 165 milioni.

Per il resto, in caso di una nuova emergenza sarebbe pronto un piano per trasformare altri nosocomi in ospedali dedicati esclusivamente ai malati di Coronavirus senza dimenticare che anche i privati, come già hanno fatto, sono pronti a fornire il loro contributo. Nella commissione che deve ridisegnare la rete ospedaliera regionale sono infatti presenti rappresentanti della sanità accreditata.

Nello stanziamento riservato al Piemonte compaiono anche 14 milioni per il personale anche se, al momento, pare sia più semplice installare i nuovi posti di terapia intensiva piuttosto che trovare medici e personale sanitario di alta specializzazione, gli elementi indispensabili per poterli far funzionare.

Secondo Chiara Rivetti, segretaria regionale dell’Anaao-Assomed: “L’ aumento del 50% dei posti letto in rianimazione deve necessariamente prevedere un incremento dell’organico, già gravemente carente  prima della emergenza epidemiologica, quando  i concorsi per assumere anestesisti andavano deserti per carenza di specialisti. La carenza stimata in Piemonte era già a febbraio di circa 150 rianimatori. È fin d’ora indispensabile poter assumere gli specializzandi del terzo e quarto anno negli ospedali con maggiori carenze e prevedere un incremento delle borse di specialità per il prossimo futuro. In caso di nuovo picco in autunno – continua Chiara Rivetti – andranno poi formati colleghi per lavorare anche le sub-intensive, iniziando adesso con corsi sulla ventilazione e gestione dei pazienti con insufficienza respiratoria. Non sembra una soluzione percorribile quella di richiamare, seppur in una eventuale emergenza legata ad un secondo picco autunnale, i pensionati, considerato che sono anche nella fascia d’età più a rischio proprio per gli effetti del virus”.

 

 

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