Anche Don Ciotti e Carlin Petrini in difesa dei migranti della frutta

Don Ciotti e Carlin Petrini sono tra i firmatari di una petizione a favore dei braccianti immigrati impegnati nella raccolta della frutta nel saluzzese

Nuova iniziativa a favore dei migranti impegnati nella raccolta della frutta nel saluzzese, per i quali è stata presentata una petizione, firmata anche da Don Ciotti e Carlin Petrini. Il problema che quest’anno ha reso ancora più complicata del solito la situazione degli immigrati è il fatto che, per colpa del coronavirus, il Pas di Saluzzo, il centro di accoglienza dove da anni i braccianti vengono ospitati, è rimasto chiuso così come le strutture del progetto “Accoglienza Diffusa” a Saluzzo, Lagnasco, Verzuolo e Costigliole Saluzzo.

In questa stagione segnata dall’emergenza covid, una parte della manodopera impegnata nella raccolta è costituita da italiani che hanno perso il lavoro e da stranieri che risiedono da tempo nella nostra provincia. In ogni caso nel saluzzese arrivano lo stesso molti immigrati e qui nasce il problema di dove ospitarli. Nella zona di raccolta della frutta ci sono delle aziende che offrono ai braccianti una sistemazione ma, non essendo un obbligo, tra i 1000 e i 1500 lavoratori devono provvedere in qualche modo per trovare un tetto sotto il quale ripararsi al termine della giornata lavorativa. La Caritas di Saluzzo ha avviato il progetto Presidio “Saluzzo Migrante” e ha lanciato l’appello “Per una stagione di dignità”, al quale hanno dato la loro adesione molte associazioni, tra cui Libera e Slow Food, sindacati e Anpi, Gruppo Abele e Università di Pollenzo, ong e diocesi. L’appello è stato rivolto anche al prefetto e alla Regione Piemonte.

Prevalentemente provenienti da Paesi africani come il Mali, Senegal, Gambia, Costa d’Avorio, Guinea, Ghana e Burkina Faso, alcuni migranti della frutta hanno già un contratto mentre altri ne sono alla ricerca in una delle aziende del distretto. “La pandemia mette in luce gravi contraddizioni e vuoti istituzionali che da anni generano emarginazione, povertà e sofferenza tra i braccianti stagionali, condivise da Saluzzo con gli altri bacini ortofrutticoli d’Italia – scrive la Caritas di saluzzo in una nota – Una situazione dovuta all’insufficienza degli strumenti adottati per disciplinare la mobilità e il lavoro di centinaia di migliaia di braccianti che si spostano da Nord a Sud, seguendo il ritmo delle raccolte. Per farvi fronte, da anni nel Saluzzese lavoratori, amministratori locali, sindacati, Terzo Settore e alcuni imprenditori si adoperano per costruire soluzioni. Ora però con l’emergenza in corso serve un intervento della Prefettura, della Regione e delle autorità nazionali. La situazione non gestibile con le sole forze locali, specie senza un intervento della Protezione Civile su coordinamento della Prefettura e senza indicazioni chiare dalla Regione. La pandemia non ha scoraggiato i lavoratori che sono comunque arrivati da altre regioni e zone di raccolta in Europa (soprattutto la Spagna) sperando di ottenere un contratto regolare, soprattutto per poter rinnovare il permesso di soggiorno ed evitare di cadere nell’invisibilità”.