Raccolta frutta, Coldiretti: il saluzzese non è il far west

Il questore di Cuneo annuncia controlli stringenti sulle aziende e sui braccianti agricoli impegnati nella raccolta della frutta, specie nel saluzzese e Coldiretti Cuneo contesta le misure adottate

Il 3 giugno si attuerà la libera circolazioni tra le regioni italiane e in virtù di ciò nel cuneese potranno arrivare anche molti degli immigrati che trovano lavoro nella raccolta della frutta. In previsione di ciò il questore di Cuneo, Emanuele Ricifari, aveva annunciato la sua tolleranza zero nei confronti degli imprenditori del settore agricolo che avessero fatto ricorso alla chiamata diretta dei lavoratori senza passare per i portali istituzionali organizzati allo scopo, questo allo scopo di evitare irregolarità nelle “assunzioni” tanto più pericolose in questa fase post emergenza covid-19. I risultati di questa intenzione dichiarata dal questore si sono già visti non tanto con la presenza della polizia, che deve fare i conti con i propri organici, quanto con quella dell’esercito. Ma la tolleranza zero, che è indirizzata soprattutto, nei desiderata del questore, nell’area del saluzzese, ha sollevato alcune perplessità e anche l’intervento della Coldiretti Cuneo. Ecco il testo del comunicato diffuso dall’organizzazione degli agricoltori:

“ Nel Saluzzese, dove è iniziato il conto alla rovescia per l’inizio delle raccolte della frutta, scendono in campo Forze dell’Ordine ed Esercito, uno schieramento senza precedenti che, pur finalizzato alla sicurezza sociale e sanitaria per vigilare sul rispetto delle norme anti-contagio, rischia di trasformarsi in uno “stato d’assedio” che potrebbe danneggiare l’immagine di una terra di imprenditori onesti. Lo afferma Coldiretti Cuneo nel sottolineare che i controlli sui migranti sulle strade saluzzesi hanno preso il via in un momento di particolare difficoltà per le aziende agricole, che stanno cercando la manodopera necessaria e procedendo alla stipula dei contratti.

“Siamo senz’altro favorevoli a controlli di natura sanitaria e sociale e ribadiamo la necessità di limitare l’arrivo di migranti che non abbiano già una concreta opportunità di lavoro: in quel caso sarebbe concreto il rischio di assembramenti nella ricerca di sistemazioni di fortuna. Siamo, inoltre, favorevoli ai controlli volti a contrastare il lavoro in nero, contro cui anche Coldiretti lavora in stretta sinergia con l’Osservatorio Agromafie per assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali ai braccianti. Tuttavia, è essenziale tenere a mente che quello saluzzese è un tessuto imprenditoriale sano, che resiste con tenacia e serietà alle già gravi problematiche del comparto frutticolo che si protraggono da ormai molti anni” dichiara il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo, Roberto Moncalvo.

“In quest’annata anomala segnata dall’emergenza Covid-19, le sfide da fronteggiare sono la sicurezza sanitaria e una forma di caporalato che non conosce crisi: quella che colpisce direttamente i frutticoltori, vale a dire lo sfruttamento vergognoso da parte di chi riconosce loro dei prezzi insufficienti persino a coprire i costi di produzione, con liquidazioni ritardate a 200 o 300 giorni dalla raccolta. Per questo, crediamo sia importante non strumentalizzare il ruolo fondamentale delle aziende frutticole che, anche in un frangente tanto delicato come questo, offrono lavoro a migliaia di stagionali senza mai sottrarsi al tema dell’ospitalità”.

Infatti, il 70% dei braccianti extracomunitari – spiega Coldiretti Cuneo – trova sistemazione direttamente presso i produttori agricoli, che provvedono in autonomia a realizzare alloggi in cui ospitarli, con risorse proprie e senza alcun supporto dalle Istituzioni.

In più Coldiretti Cuneo, che dal 2013 allestisce due campi per rispondere ai bisogni alloggiativi dei braccianti extracomunitari in possesso di regolare contratto, ha messo a punto per quest’anno un progetto di sistemazione abitativa e integrazione compatibile con la situazione contingente di emergenza sanitaria, che prevede il posizionamento di strutture mobili in azienda per consentire la vicinanza dei braccianti al luogo di lavoro, riducendo notevolmente la pressione sociale e garantendo il rispetto delle regole di distanziamento sociale.