Piemonte non a rischio, ma in forse la libera circolazione con le altre regioni

Il presidente della Regione Alberto Cirio spiega perché bar e ristoranti apriranno dopo le altre attività commerciali e rivendica un Piemonte che non è fermo. Intanto, però, è in dubbio la libera circolazione verso altre regioni dal 3 giugno

Dopo la lunga trattativa tra i presidenti delle Regioni e il premier Conte, conclusasi alle 3.20 di questa mattina, il governatore del Piemonte Alberto Cirio è intervenuto per chiarire la sua posizione relativamente alla situazione sanitaria in regione, alla luce delle prossime riaperture di lunedì: “La nostra non è una regione a rischio. Noi abbiamo tutti i parametri a posto. Oggi il famoso rapporto R con zero, risulta essere a quota 0,34, quindi decisamente al di sotto dei livelli di guardia. Se c’è uno slittamento di qualche giorno per alcune attività questo dipende solo dal fatto che da noi il contagio si è diffuso più tardi”.
Questo è quanto Cirio ha dichiarato alla Stampa per chiarire i motivi per cui bar e ristoranti riapriranno con qualche giorno di ritardo rispetto ad altre attività commerciali, giorni necessari per adeguarsi ai protocolli di sicurezza, mentre i mercati torneranno a svolgersi da mercoledì, “perché dobbiamo risistemare le piazze che li devono accogliere”.
“L’immagine di un Piemonte fermo perché malato è quanto di più fuorviante – dice – tanto è vero che allo stato attuale in tutto il Paese le tre regioni che il governo e il comitato tecnico scientifico considerano sorvegliate speciali sono Lombardia, Umbria e Molise. La nostra esigenza è quella di una ripartenza sostenibile ed è quello che gli operatori ci hanno chiesto – rileva Cirio – abbiamo voluto bilanciare la giusta cautela con la necessità della ripartenza e abbiamo trovato un giusto equilibrio tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Insomma: un’ottima mediazione tra la prudenza e l’economia, per una regione che vuole aprire tutto ma aprire per sempre”.

Non sarà un Piemonte fermo, ma di sicuro guardato con attenzione perché, relativamente agli spostamenti tra regioni, previsti dal 3 giugno, dal governo è trapelato che “è possibile che se i dati resteranno quelli attuali ci si possa spostare ovunque tranne che da Lombardia e Piemonte”. Il motivo? I dati aggiornati a ieri mattina del report settimanale sulla situazione dalla fine del lockdown hanno indicato per la Lombardia un “rischio medio” e il Piemonte, che compare tra le 18 regioni considerate a “rischio basso”, dato che si trova nella parte alta della classifica di questo gruppo, risulta essere tra le realtà territoriali con una “situazione complessa”.