L’assessore albese e il post su Silvia Romano

L'assessore albese Marco Marcarino scrive un post sul suo profilo Facebook su Silvia Romano, la cooperante appena liberata dopo 18 mesi di sequestro e scatena una serie di polemiche che lo costringono al dietrofront

Forse si è fatto trascinare dalle immagini viste in televisione, con le esibizioni becere di alcuni parlamentari, fatto sta che l’assessore al Commercio, Ambiente e Polizia Municipale di Alba, Marco Marcarino, ha partecipato anche lui al nuovo sport “insultate Silvia Romano” la cooperante che è stata appena liberata dopo quasi due anni di sequestro tra Kenia e Somalia, postando le sue riflessioni sul profilo Facebook personale.

L’ondata di proteste scatenatasi lo ha costretto a inviare una comunicazione ai giornali in cui scrive: “Mi dispiace per quanto accaduto e di aver arrecato danno con le mie esternazioni su Facebook alla città, all’amministrazione comunale e al sindaco. Come mi ha più volte ripetuto il primo cittadino nel corso di questi mesi, il mio ruolo pubblico richiede un profilo istituzionale. Mi scuso per non averlo rispettato e garantisco che non accadrà più in futuro”.

I nodi della questione sono essenzialmente due: il ruolo istituzionale di Marcarino, che lo porta a rappresentare tutti i cittadini albesi e, soprattutto, i toni usati contro la ragazza. I suoi commenti erano stati immediatamente stigmatizzati dalla minoranza “Uniti per Alba” che li aveva giudicati “di gravità assoluta per chi ricopre un ruolo istituzionale nella città di Alba, medaglia d’oro al valore militare e impegnata da oltre 50 anni nella cooperazione internazionale”.

E Marcarino, nel suo dietrofront ha aggiunto che: “Per non generare ulteriori polemiche ho deciso di cancellare i post su Silvia Romano. Tengo molto al mio Paese e vedere che molti suoi cittadini oggi sono in difficoltà e non riescono ad avere gli aiuti necessari mi indigna al punto da spingermi a usare toni  esasperati. Sono contento che Silvia sia tornata a casa e che finalmente abbia potuto riabbracciare la sua famiglia. Spero che tutti i nostri ragazzi possano vivere in un mondo che permetta loro di viaggiare e di portare sostegno agli altri paesi, senza rischiare costrizioni fisiche o pressioni ideologiche. Lavoriamo tutti assieme per questo, mettendo da parte le posizioni personali, per garantire un futuro di libertà ai nostri figli”.