I dati dell’inverno 2019/20 rilevati nelle stazioni meteo del Parco

Nonostante il modesto accumulo di neve totale rispetto a stagioni particolarmente nevose la copertura nevosa però si è conservata bene oltre la quota dei 1000 m, scongiurando un inizio di stagione estiva particolarmente secca

Come ogni anno in questo periodo si tirano le somme della stagione invernale in termini di dati nivometeorologici, ovvero tutte le misurazioni registrate presso le due stazioni dell’Ente Aree Protette Alpi Marittime situate in Valle Pesio (a Chiusa Pesio, località Madonna d’Ardua) e in Valle Gesso (a Entracque, località Casermette) e che sono raccolte manualmente dai guardia parco a partire dalla prima nevicata fino alla chiusura della stagione, convenzionalmente fissata al 30 aprile.

I dati delle stazioni sono inviati, ogni mattina, ad Arpa Piemonte che riceve settimanalmente anche i risultati di una stratigrafia (analisi e misure del manto nevoso). Le rilevazioni confluiscono insieme quelle della rete meteorologica automatica e a quelle eseguite da altri Enti parco e guide alpine all’Arpa che le utilizza per l’emissione, ogni tre giorni, del bollettino valanghe.

Quest’anno la prima nevicata è avvenuta il 15 novembre e nei due giorni successivi ed è risultata la più abbondante della stagione tanto da rappresentare quasi un terzo dell’intera neve caduta durante tutta la stagione. Per la Valle Pesio questa precipitazione è risultata la più “pesante”: ben 320 kg su metro cubo. La prima nevicata ha fatto registrare 50 cm di accumulo nevoso a Casermette, in Valle Gesso, e 45 cm a Madonna d’Ardua. In questi 5 mesi e mezzo in Valle Pesio il risveglio è stato imbiancato dalla neve altre 12 volte, mentre in valle Gesso sono stati registrati tre episodi in più.
La temperatura minima registrata durante tutto il periodo è stata di -5°C in entrambe le valli e soltanto per 4 giornate complessivamente: un dato molto diverso da quello del 2018 che fece registrare una temperatura minima di 18 gradi negativi negli ultimi giorni di febbraio.
Sono state registrate inoltre 12 giornate di pioggia in Valle Pesio e 13 in Valle Gesso: Erik Rolando e Mario Dalmasso, i due guardiaparco che hanno elaborato i dati, ci segnalano che nei tre giorni di pioggia consecutivi (18, 19 e 20 dicembre) la quota neve era oltre ai 2000/2100 m. Questa situazione ha contribuito alla fusione di molta neve accumulatasi sino a quel momento: con le gelate dei giorni successivi il manto nevoso è diventato molto compatto e a tratti del tutto ghiacciato, situazione molto pericolosa per chi frequenta i sentieri con racchette da neve e sci tanto da divenire una delle concause degli incidenti in montagna negli ultimi anni.

Nonostante il modesto accumulo di neve totale (135 cm in Valle Pesio e 145 cm in Valle Gesso) rispetto a stagioni particolarmente nevose (nel 2017/2018 si registrarono oltre 410 cm di neve in totale) la copertura nevosa però si è conservata bene oltre la quota dei 1000 m, scongiurando un inizio di stagione estiva particolarmente secca. Le sentinelle che ci confermano questo ultimo dato sono le cascate del Garbu della Fuze (in Valle Tanaro) e del Pis del Pesio (Valle Pesio) che tra fine aprile ed inizio maggio si sono attivate regolarmente e con il consueto vigore. Il Pis del Pesio quest’anno sta presentandosi nella sua pienezza: attive sia la cascata principale e sia quelle laterali, innescate grazie alla fusione delle nevi della Conca delle Carsene e di Pian Ambrogi sul lato francese. Il Garbo della Fuze, altra spettacolare cascata in val Tanaro, nella Gola delle Fascette si sta mostrando nella sua unica maestosa apertura, alimentata da sifoni ipogei e grotte che raccolgono le acque del complesso bacino di assorbimento di Piaggiabella, Ferà, e Vallone dei Maestri di Carnino.

 

Nella fotografia allestimento della stazione di rilevamento di Casermette | L. Martinelli.